Come fa un edificio ad essere considerato ufficialmente “green”? Deve raggiungere e soddisfare certi criteri, in modo da rientrare e ottenere quella che viene chiamata la certificazione LEED. È una strada che può sembrare facile ma non lo è, bisogna crederci e impegnarsi a fondo per ottenere un riconoscimento ufficiale al proprio impegno verso l’ecologia e il sostegno ambientale.

Diverse possibilità

Negli ultimi tempi, sia la bioedilizia sia dei settori dell’edilizia più comune e tradizionale cercano di costruire immobili vicini all’ambiente, che lo rispettino e con emissioni ridotte, grazie all’installazione – resa praticamente obbligatoria – di impianti ad energie pulite e rinnovabili, come quello fotovoltaico. Anche i materiali – e qui si parla unicamente di edilizia in muratura, visto che le case in legno per definizione sono ecologiche – sono il più possibile meno dannosi sull’ambiente, più isolanti rispetto al passato in termini termici e acustici e più sicuri dal punto di vista strutturale, nel rispetto di quelle che sono le norme antisismiche.

Tutto questo basta ad essere certificati ufficialmente come green? A volte sì a volte no. Dipende tutto da quanto soddisfi determinati criteri, la quantità effettiva di risorse ecologiche e sostenibili in confronto a quelle inquinanti, quanta energia può garantire l’impianto a pannelli solari o a sistemi eolici sul totale o se poi dopo un po’ comunque bisogna fare ricorso ai metodi tradizionali. Ancora quant’è l’impatto del materiale strutturale sull’ambiente, quanto è stato lavorato per renderlo sostenibile, quanto è isolato termicamente e acusticamente e quindi quanto ridotto consumo di riscaldamento o aria condizionata consente durante l’anno. E via dicendo.

Soprattutto, bisogna sapere che non c’è solamente un Ente in grado di certificare la sostenibilità di un edificio, ma ce ne sono di più. Infatti questa sorta di “diplomi” o “attestati” all’ecologia vengono redatti in riferimento a più fasi del processo di realizzazione, e quindi sono diversi e ce n’è almeno uno per ogni momento. Ci sono certificazioni appunto che assicurano un’alta qualità delle materie costruttive e il praticamente nullo impatto sull’ambiente. Ci sono attestati sui processi produttivi e di realizzazione degli immobili stessi. Certificazioni, ancora, sul passaggio da progetto a opera concreta. Ancora attestati sulla vivibilità, sulle funzionalità dell’edificio e anche sull’ottimizzazione dell’energia della struttura.

In questo scritto, comunque, ci si vuole soffermare sulla certificazione LEED, un attestato che viene elargito a qualunque tipo di costruzione e non solo, anche per opere di ristrutturazione. Ha però un grande valore soprattutto nella bioedilizia e nelle case prefabbricate in legno, in quanto è una certificazione volta alla sostenibilità di tutte le fasi di produzione e di gestione dell’energia a casa terminata.

Una sigla, un programma

La sigla LEED significa: Leadership in Energy and Environmental Design e si tratta di un modo volontario di valutare un edificio presente sin dal 1998 grazie all’ente americano U.S. Green Building Council (abbreviato in USGBC). Il programma LEED è un mix di procedimenti e di punti di valutazione di riferimento volti a dividere la sostenibilità degli edifici in più classi, soprattutto gli edifici green. Oggi è divenuto il metodo più diffuso e più riconosciuto in ambito mondiale con una valutazione giornaliera di 92mila progetti in qualunque area del globo.

Tali considerazioni sono svolte da dei professionisti certificati (LEED Accreditet Professionanal o LEED AP) che a loro volta devono ottenere un attestato che li certifichi come adatti, svolgendo e superando gli esami del Green Building Certification Institute che è un ente autonomo con il compito di gestire e organizzare accrediti provenienti dlla USGBC.

I diversi LEED AP sono chiamati a mettere alla prova tanti aspetti dei progetti loro sottoposti, ad ognuno dei quali danno un numero di crediti o punti. La somma di questi crediti viene aggiunta al punteggio dei pre-requisiti base che vengono chiesti e pretesi per poter essere presi in considerazione, e quindi il risultato finale determina anche il livello di sostenibilità raggiunto da un progetto piuttosto che da un altro. Il massimo che si può ottenere è 110 (praticamente come all’Università, ma senza la lode) e in base a quanto ottenuto si viene divisi in diversi livelli:

  • Non si ottiene alcuna certificazione se non si raggiunge un punteggio di almeno 40 punti.
  • BASE è la classificazione rilasciata a quei progetti che ottengono da 40 a 49 punti.
  • ARGENTO invece viene redatto a coloro che raggiungono dai 50 ai 59 punti.
  • ORO è un livello medio-alto, e si ottiene ricevendo da 60 a 79 punti totali.
  • ARGENTO è infine la certificazione più alta e ambita, ottenibile da chi raggiunge o supera gli 80 punti totali.

Questi punti vengono dati in base all’alto o basso superamento di criteri che, nella certificazione LEED, mettono alla prova praticamente ogni fase e caratteristica del progetto in base a standard prestabiliti. In particolare, si valutano l’innovazione dei sistemi costruttivi; l’efficienza e sostenibilità di un uso intelligente di energia e acqua; come vengono gestiti i rifiuti e come viene in generale gestito tutto il percorso evolutivo dei materiali; quanto sono efficienti e sostenibili il sito scelto per la realizzazione del progetto e i vari processi logistici; infine, quanto l’edificio “candidato” impatti sulla salute delle persone e sull’ambiente a lui circostante.

Lo sbarco in Italia

Nel Bel Paese questa certificazione LEED fu introdotta per la prima volta nel 2010 da una regione da sempre all’avanguardia in campo sostenibile, il Trentino-Alto Adige, tramite il Green Building Council Italy. Dalla regione sud-tirolese si è poi diffusa in tutto il resto del Paese per merito della qualità dei sistemi e dei valori aggiunti, e anche alla possibilità di confrontare diversi modelli di edifici compatibili.

Per cui, per ottenere la certificazione LEED nel nostro Paese bisogna sottostare all’iter stabilito da Green Building Council Italy:

  • Bisogna registrare i progetti;
  • Preparare dei documenti e presentarli;
  • Attendere poi la revisione di tali documenti.

La partecipazione e la registrazione al programma LEED varia in base a chi è socio e chi non è socio dell’ente che rilascia: in particolare i soci pagheranno 900 dollari e i non soci 1200 (si parla di prezzi americani), ma il costo comunque varia e viene stabilito sul tipo di progetto presentato e sulla sua superficie (consultate il tariffario del Green Building Council se siete interessati).

C’è da dire che in Italia, a Milano – la sua metropoli più smart – siamo portatori di un bell’esempio di edilizia sostenibile: il Bosco Verticale. Questi due grattacieli green – nati da un progetto degli architetti Andrea Boeri, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra – hanno avuto diversi premi, tra cui quello di grattacielo più bello del mondo, ma possono vantare anche una certificazione LEED a livello ORO.

È una questione importante

L’enorme successo mondiale ottenuto dalla certificazione LEED è un bel risultato, e dimostra chiaramente che ormai stare attenti all’ecologia e al nostro Pianeta non è più roba da ambientalisti, ma una cosa necessaria per ognuno di noi perché è importante e abbiamo capito che bisogna saper gestire bene e senza sprechi le risorse che ci sono fornite, indirizzando al meglio le nostre attività.

Cercare di raggiungere degli standard sostenibili in ambito edile significa avere molte vantaggi, quali lo smaltimento sistematico e intelligente dei rifiuti (s’intendono anche quelli che inquinano l’atmosfera); significa tutelare gli alberi utilizzati tramite sistemi anti-spreco come quelli svedesi (per ogni albero tagliato, ne vengono piantati altri due o altri tre); vuol dire avere a cuore la salute dei lavoratori, per mezzo di ambienti di lavoro più sani e consoni.