Per un progettista, un ingegnere e un architetto è molto diverso progettare e costruire su un terreno pianeggiante rispetto a uno collinare, e un terreno montano è ancora diverso dagli altri appena citati. Ma quali sono, esattamente, i fattori che cambiano da suolo a suolo? E in che modo quella che viene definita geomorfologia può influenzare le abitazioni?

Peculiarità di un territorio

Sicuramente ci avrete già fatto caso, ma non nel modo “degli esperti”. Nel senso che viaggiando e cambiando paesaggio avrete notato che le case che vedete nei paesaggi di montagna sono molto diverse da quelle della pianura, che a loro volta sono diverse da quelle costruite in collina, differenti da quelle edificate in località marittime. Insomma, i diversi paesaggi si differenziano anche per la tipologia di abitazione che si tende a costruire.

Chi non è addetto ai lavori, si diceva, se ne sarà accorto perché sono differenze anche estetiche, prima che strutturali; diversità estetiche che quindi rendono immediatamente riconoscibili gli edifici da una zona all’altra: per esempio le case di montagna hanno tante parti in legno, tetti più spioventi per via delle frequenti nevicate; hanno mura più spesse e pesanti dal momento che specialmente nelle altitudini più elevate fa freddo durante tutto l’anno, a differenza delle abitazioni per esempio realizzate in località marittime che hanno grandi balconate, tetti tendenzialmente piatti o comunque poco inclinati, più infissi e mura più sottili dal momento che in quelle zone c’è sempre un clima più ventilato dovuto proprio alla presenza del mare.

Queste differenze estetiche saltano subito all’occhio, ma fanno parte di un gruppo ben più grande di differenze, alcune delle quali non si vedono perché sono strutturali, spesso nelle fondamenta che vengono realizzate in maniera diversa a seconda di quanto viene riportato dallo studio del terreno, operazione di cui si occupa la geomorfologia.

La geomorfologia, parola derivante da tre parole greche: geo (terra), morfè (forma) e logos (letteralmente “parola”, ma nelle scienze s’intende come “studio”) è infatti una scienza che si occupa proprio di verificare e studiare le forme di un paesaggio, in ampie parti di un territorio dalle caratteristiche vicine o simili, e anche di studiarne l’origine in modo da capire come quel determinato territorio si è evoluto nel tempo. Non bisogna mai dimenticare che un terreno, un territorio è in continua evoluzione a causa dell’attività di agenti naturali come le variazioni di clima e temperatura, i fenomeni atmosferici, l’acqua, il vento, la gravità terrestre e anche l’azione dell’uomo, tutti fattori che appunto determinano una modifica più o meno forte in quella particolare zona.

Un territorio ora collinare un tempo può essere stato montanaro, dalle punte più aguzze poi ammorbidite dalla pioggia, dalla neve e dal vento. Sempre questi agenti possono creare calanchi, valli, e pianure dando ad ognuno di questi paesaggi delle caratteristiche che lo rendano unico e peculiare nel suo genere.

Terreno e abitazioni si influenzano

Tutto quello che abbiamo visto, quindi, gioca un ruolo molto importante – insieme al clima – per quanto riguarda le azioni edilizie che si possono svolgere in quella zona, e questo naturalmente riguarda sia i terreni edificabili sia i terreni agricoli. Per andare dritti al punto: sì, la forma del terreno influisce molto sul tipo di utilizzo che se ne può fare. Ed è evidente come un terreno pianeggiante fornisca maggiori possibilità rispetto a uno collinare o montanaro, così come è evidente che un’abitazione edificata su un’altura in posizione strategica garantisca panorami impossibili da replicare in pianura, con viste che dire mozzafiato è dire poco. Ecco, quindi, perché è importante avere tutte le informazioni necessarie sulla forma di un terreno in base a ciò che se ne vuole fare, perché le informazioni geomorfologiche come il grado di inclinazione, l’esposizione e il punto cardinale a cui si rivolge, consentono di capire se stiamo facendo bene o no a comprarlo o prenderlo in affitto.

Prendiamo ad esempio chi di mestiere fa il contadino, e quindi lavora (con) la terra. Egli sarà consapevole che ci sono alcune caratteristiche imprescindibili che rendono la coltivazione e il lavoro in generale più confortevole e redditizio. E naturalmente un terreno pianeggiante è preferibile in questi casi, perché un suolo troppo inclinato è più difficile da arare con le macchine, richiede una concimazione più frequente dal momento che a causa della pendenza l’acqua piovana tende a portarsi via molti elementi nutritivi, e in generale rende il tutto meno faticoso – fermo restando che ci sono alcune colture che crescono meglio in pendenza, specie se tale pendenza è esposta al sole. Ancora meglio se il terreno si trova in una valle, dove quindi si alza la probabilità che scorra un fiume o un torrente che umidificano il clima, cosa particolarmente apprezzata da alcune piante, e che inoltre può divenire fonte naturale per l’irrigazione senza sprecare troppa acqua.

Cosa comporta, invece, la geomorfologia per chi non è alla ricerca di un terreno agricolo? Innanzitutto, un terreno edificabile deve essere stabile e poco propenso alle frane, motivo per cui è vietato costruire in zone considerate a rischio (ma sappiamo che l’abusivismo edilizio non ha tenuto conto di questo divieto, e i risultati tragici si continuano a vedere). Inoltre chi costruisce considera le forme di una determinata zona per capirne anche il microclima: magari una valle può soffrire della scarsità di vento, fermato dai monti che l’hanno creata; oppure il contrario, una valle o una zona pianeggiante possono essere particolarmente ventoso: tutte queste cose regolano ed influenzano la scelta di alcune componenti delle abitazioni – e non solo – come le porte e le finestre.

Se poi si ha desiderio di installare dei pannelli solari, ancora più importante è in valutare la pendenza e l’esposizione, in modo da garantire il maggior numero di ore autosufficienti a livello energetico (quindi meglio evitare terreni che abbiano una pendenza a nord, in quanto sono i primi a vedere l’ombra e il buio).

Allargare gli orizzonti

Ma non solo: oltre al terreno in sé, si deve ampliare il raggio andando a valutare tutto quello che si trova intorno al terreno che abbiamo scelto, perché le forme del paesaggio circostante influiranno molto sulla nostra abitazione. Per esempio vivere molto vicino a dei monti farà sì che ci siano meno ore di luce, perché il sole ad un certo punto andrà a nascondersi dietro di loro. Anche sapere il punto esatto del corso d’acqua che scorre non lontano dal terreno è importante, in modo da capire l’utilizzo che se ne può fare (è ancora torrente? È nel mezzo del suo percorso? È vicino alla foce o la foce stessa?). Insomma, avete capito che quando si sceglie un terreno bisogna tenere gli occhi sempre bene aperti su qualsiasi cosa, per avere tanti termini di valutazione e tanto materiale di confronto tra vari terreni.

Per conoscere al meglio tutte queste cose e ogni dettaglio relativo al terreno che abbiamo puntato e su cui vorremmo far costruire la casa, controllate sempre che gli annunci contengano il Rapporto Ambientale del Terreno (R.A.T.) – molte delle agenzie serie lo presentano nei loro suggerimenti – in modo che non vi possa sfuggire nulla e che possiate effettuare la scelta migliore.

Tale Rapporto contiene la geomorfologia, la ventosità, il clima e altri aspetti. Questo naturalmente si pone anche come consiglio a chi ha, invece, un terreno che vuole vendere. Presentare un annuncio completo del R.A.T., che quindi fornisca tantissime informazioni ai potenziali compratori, aumenta le possibilità di vendita.