Fortunatamente, i cambiamenti politici che sono avvenuti in questo turbolento 2018 non hanno compromesso gli incentivi rivolti a chi decide di acquistare una casa in bioedilizia, e quindi di rispettare e valorizzare l’ambiente, ottenendo al contempo non pochi benefici. Ma non solo: gli ecobonus del prossimo anno prevedono anche alcune novità che cercheremo di approfondire in questo articolo.

Ecobonus: benefici dal 2017

L’Ecobonus è stato fortunatamente prorogato al 2019, e questo significa ulteriori possibilità di usufruire di sgravi fiscali per quanto riguarda l’acquisto di case di classe energetica A o di lavori che portino al miglioramento nel rendimento energetico e antisismico di una casa di più vecchia generazione. Questi incentivi fiscali sono nati due anni fa come parti fondamentali della Legge di Bilancio per il 2017 ad opera dell’allora governo Renzi, che voleva prevedere e stanziare non poche detrazioni fiscali per tutti coloro che operassero interventi di ristrutturazione, riqualificazione antisismica ed energetica e che acquistassero mobili ed elettrodomestici di ultima generazione, che quindi hanno consumi estremamente ridotti.

La manovra stanziò quindi tre miliardi di euro in 3 anni, destinati non sono all’Ecobonus – destinato unicamente ad opere di miglioramento energetico – ma anche al Sismabonus (per operazioni volte a rendere antisismiche vecchie strutture) e al Bonus Mobili ed Elettrodomestici. Concentrandosi sul primo, e quindi sull’Ecobonus, che appunto si è deciso di prorogare, esso è particolarmente vantaggioso in quanto prevede la detrazione fiscale addirittura del 65% della spesa. Tale incentivo era già valido nel 2016 e fu ufficializzato per il 2017, e destinato sia alle singole unità immobiliari (inizialmente era previsto fino al 31 dicembre 2017, poi prorogato al 31 dicembre 2018 e quest’anno nuovamente prorogato al 31 dicembre 2019); sia agli edifici condominiali, le case popolari e gli istituti autonomi, con validità per legge fino al 31 dicembre 2021.

In particolare, condomini e alberghi sono quelli che hanno le detrazioni maggiorate e beneficiano di bonus mitigati in base a quanti lavori vengono svolti e a che risultati si raggiungono. Naturalmente maggiore è il rendimento energetico, maggiore è la riduzione – a patto che non si superino i 40.000 euro di spesa per appartamento. Questo vuol dire che i complessi condominiali possono avere anche fino al 70% delle detrazioni sulle spese sostenute per la riqualificazione del cappotto (ovvero il guscio dell’edificio, che copre il circa ¼ della superficie); fino al 75% delle detrazioni per quanto riguarda la ristrutturazione di parti comuni di diversi edifici condominiali, sempre al fine di migliorare il rendimento energetico sia in inverno che in estate.

Benefici e limiti

Se siete tra coloro che vogliono portare a norma la loro casa per quanto riguarda il rendimento energetico, con conseguente riduzione dell’inquinamento atmosferico e delle bollette, non pochi sono gli interventi che potete operare. Ci sono infatti:

  • L’ammodernamento del riscaldamento.
  • Il miglioramento termico dell’edificio.
  • Il cambiamento del sistema di climatizzazione invernale.
  • L’installazione di un impianto fotovoltaico con pannelli solari.
  • Nuovi climatizzatori.
  • Installazione e prova della tecnologia chiamata domotica utile a controllare gli impianti del riscaldamento e dell’acqua da remoto tramite applicazione.

Tutto questo ha però dei limiti minimi e massimi di spesa. Dovete partire per forza da almeno 30.000 euro per sostituire i sistemi di climatizzazione, e arrivare a 60.000 euro per coibentare le pareti e il soffitto, per i nuovi infissi, per i pannelli solari. Se volete operare una riqualificazione energetica globale (quindi sostanzialmente stravolgere casa e apportare tutte le modifiche elencate sopra) il tetto massimo è di 100.000 euro. Se la spesa è superiore, le stesse agenzie vi diranno che vi conviene cambiare casa e acquistarne una nuova già in classe energetica A o B.

Ripetiamo anche i già detti limiti condominiali, che vedono una spesa massima di 40.000 euro ad appartamento, che vanno naturalmente moltiplicati per tutti gli appartamenti presenti nell’edificio (quindi il tetto è molto più alto). La detrazione del 65% è da IRPEF e IRES e vale per ogni categoria del catasto. Cerchiamo un attimo di analizzare meglio l’ecobonus per i complessi condominiali. Esso prevede la possibilità di dare tale incentivo sia alle ditte che operano i lavori sia a enti terzi. Questa possibilità fu data dal governo allora in carica per consentire anche a tanti condomini che non hanno le facoltà economiche per operare interventi di tale calibro, di poterli operare. Le modalità di cessione del bonus vengono definite dall’Agenzia dell’Entrate e sono entrate ufficialmente a norma il 1 Marzo del 2017.

Chi ci guadagna?

Molti sono i beneficiari dell’Ecobonus, dal momento che è una detrazione di IRPEF ed IRES e quindi riguarda tutti gli individui passivi di tali enti sia residenti che non residenti e che sono proprietari dell’immobile che deve essere riqualificati. Quindi l’Ecobonus vale per esercenti di arti e professioni, privati cittadini, i titolari di un reddito d’impresa e le associazioni di professionisti. L’Ecobonus per i complessi condominiali inoltre amplia la lista di chi gode dei benefici includendo anche i condomini, gli inquilini di un appartamento (anche in affitto) e anche coloro che usufruttano dell’immobile in comodato.

Per potere usufruire dell’Ecobonus è obbligatorio richiedere il documento di certificazione su cui l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’enercia e lo sviluppo economico effettua dei controlli. Ogni contribuente è tenuto a conservare obbligatoriamente tutti i documenti riguardanti le opere di riqualifica, comprese le fatture di ogni spesa sostenuta. Tutti i pagamenti devono poi avvenire per bonifico bancario o bollettino postale, che contenga i dati del richiedente, il codice fiscale di chi riceve il Bonus e la causale. La detrazione – come avviene per ogni incentivo – viene redatta in 10 annuali rate di pari importo.

Le novità del 2019

Ora che abbiamo fatto un recap dell’Ecobonus istituito nel 2017, torniamo a gioire per la notizia della proroga per il 2019. L’Ecobonus è una detrazione IRPEF per i privati, IRES per le società e come detto invita a riqualificare vecchi edifici al fine di ridurre l’impatto ambientale. Il fatto che è stato prorogato anche per il 2019 non cambia le modalità e le regole di applicazione che abbiamo appena visto. Ma ci sono novità per quanto riguarda i limiti di spesa e i tipi di interventi che godono della detrazione, che adesso andremo ad approfondire.

L’Ecobonus 2019 prevede di risarcire spese:

  • Non superiori a 100.000 euro per quanto riguarda opere di riqualificazione energetica.
  • Non superiori a 60.000 euro per opere che intervengono sull’esterno dell’edificio (quindi sul cappotto).
  • Non superiori a 30.000 euro per l’installazione di nuovi impianti climatici, sistemi con caldaie a condensazione, pompe di calori e altri impianti come quelli geotermici.
  • Non superiori a 60.000 euro per l’installazione dei pannelli solari.

Mentre sono stati aggiunti tre nuovi interventi di riqualificazione. È presente infatti l’Ecobonus caldaia 2019, con detrazioni fino al 65% per chi sostituisce la caldaia – la percentuale varia a seconda di quanto è performante la caldaia.

C’è poi l’Ecobonus infissi 2019 che naturalmente riguarda le detrazioni per chi sostituisce i vecchi infissi, installandone di nuova generazione. Tale bonus ha una detrazione del 50%. Infine l’Ecobonus pannelli solari 2019 che prevede una detrazione IRPEF del 50% per chi installa un impianto fotovoltaico.