Costruire case prefabbricate in legno non equivale a sfruttare indisciplinatamente e senza scrupoli questo materiale: il suo utilizzo è severamente monitorato e gestito, in modo da consentire sempre un ricambio e non lasciare il Pianeta privo di una così importante risorsa. Per poterlo utilizzare, infatti, bisogna sempre stare attenti che abbia le certificazioni FSC e PEFC.

Come nei tempi antichi

Nel mondo di oggi, dobbiamo tornare a pensare come nel mondo degli antichi. Una frase forse un po’ esagerata e da prendere in considerazione unicamente per ciò che riguarda il rapporto con l’ambiente che, per i nostri antenati, era un must imprescindibile e, anzi, proprio l’ambiente era ciò cui si ispiravano per costruire luoghi religiosi o altri edifici.

Si pensi, infatti, ai templi greci di cui nel Sud Italia abbiamo tanti esempi; o più in generale a tutta l’architettura greco-romana: le colonne e gli assetti delle loro costruzioni erano ispirati alla Natura, agli alberi in modo da non sconvolgere l’ambiente in cui li costruivano (specialmente i templi religiosi erano fatti in luoghi lontani dalle città, in mezzo agli alberi con cui dovevano entrare in sintonia). Gli antichi avevano un rapporto diretto e reciproco con la Natura, e il motivo era molto semplice e umanamente utilitaristico: la paura.

La nostra epoca ci ha (erroneamente) abituati che possiamo sovrastare la Natura perché la studiamo e ne conosciamo quasi tutte le dinamiche – ma questo non ci risparmia tragedie quando accadono terremoti o violenti temporali. In passato, e specialmente in quello molto remoto che stiamo prendendo in considerazione, gli accadimenti atmosferici e gli sconvolgimenti erano eventi temuti di cui non si sapeva nulla, e che per le conoscenze di allora significava che in qualche modo avevano fatto arrabbiare gli dei, che adesso li stavano punendo.

Una motivazione, quindi, decisamente lontana dall’ecologia e molto più fine a sé stessa che però ha fatto sì che il rispetto della Terra per non turbare le divinità divenisse una costante e un obbligo, un bisogno ben radicato nella mente delle persone e nella mentalità della comunità. E per questo la maggior parte degli edifici, anche quelli pubblici o di lusso con muratura esterna in pietra o in marmo, dentro avevano come componente principale il legno, un materiale assolutamente apprezzato e utile, oltre alle costruzioni, anche alla cucina e al riscaldamento di cui quindi si aveva un grande rispetto e si cercava la più alta conservazione possibile.

Deve entrare in testa

Come allora, anche oggi il rispetto dell’ambiente deve tornare ad essere automatico, un bisogno come quello di mangiare o di stare bene, perché effettivamente continuando di questo passo e causando sempre più disastri ambientali e immettendo sempre più sostanze dannose nell’aria, in un futuro non troppo lontano lo stare bene potrebbe non essere molto semplice.

Insomma, l’ecologia non può più essere facoltativa né lo sarebbe mai dovuta essere. Il nostri progresso e l’aumento demografico smisurato che ci ha portati ad essere addirittura più di 7 miliardi ha portato sì a grandi benefici (in Occidente) ma d’altro canto ha richiesto uno sfruttamento delle risorse terrestri mai visto prima e che il Pianeta non può concedere. Ma – e forse non troppo tardi – ci si è resi conti che non si può solo pretendere, ma bisogna anche saper dare e aspettare che la Natura si riprenda. Che bisogna mantenere sempre un equilibrio, rispettando i bisogni sia nostri che della Terra.

Proprio per questo, per evitare che la bioedilizia o comunque qualsiasi settore richieda l’impiego di materiale derivante dagli alberi, nell’ultimo decennio del XX secolo sono stati creati i modi di certificazione su come gestire le foreste: i due esponenti principali sono ad oggi FSC e PEFC.

Anche gli alberi hanno un’anima

Ovviamente, ci si riferisce ad una gestione sostenibile dei boschi, la quale deve tenere conto delle istituzioni regionali o nazionali e di altre caratteristiche assolutamente necessarie:

  • Avere un piano gestionale sostenibile e trasparente.
  • Le foreste devono mantenere la biodiversità e rimanere l’habitat di flora e fauna.
  • Lasciare loro lo scopo ecologico che hanno nel loro sistema (protezione da acqua e frane, mantenimento dei climi…).
  • Rispetto della crescita naturale degli alberi quando si programmano dei tagli;
  • Pianificare dei rimboschimenti e la continua nascita di nuovi organismi vegetali.
  • Tutela dei lavoratori e degli indigeni.
  • Prediligere le filiere corte.
  • Uso della foresta come modo di distribuire meglio la ricchezza, mitigando la povertà nelle zone in cui è situata.

Come si può notare, sono tanti criteri che devono essere rispettati e sono caratteristiche grazie alle quale le certificazioni e gli enti che le rilasciano sono in grado di capire se chi gestisce la foresta lo fa bene o male.

FSC e PEFC

Entriamo ora più nel dettaglio, andando a scoprire meglio la prima delle due certificazioni citate nell’articolo. Partiamo dalla Forest Stewardship Council (FSC), nata nel 1993 in California grazie alla riunione di più imprenditori e organizzazioni internazionali che capirono la giusta conservazione e gestione dei materiali delle foreste e iniziarono una battaglia che garantisse trasparenza e credibilità per gli addetti in questo settore. E proprio per questo progettarono e concretizzarono un sistema che consentisse di tracciare e identificare il legno coltivato in maniera sostenibile.

In pochi anni, il sistema FSC è divenuto un must, uno standard non solo per gli Stati Uniti ma per praticamente tutto il mondo e ad oggi è uno dei due più grandi enti di certificazione.

Insieme a loro, ci sono quelli del Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes (PEFC) che rappresentano in assoluto il più diffuso sistema certificativo al mondo, progettato nella nostra Europa cinque anni più tardi rispetto a quello californiano, ovvero nel 1998, anche in questo caso per opera di proprietari e imprenditori di ambito forestale che cercavano trasparenza e onestà.

Anch’esso è uno standard che coinvolge moltissime Nazioni, soprattutto europee e americane e si basa su trattati e accordi tra più governi, rivolgendosi a piccoli e medi imprenditori o coltivatori dei boschi. Una maniera che, quindi, non coinvolge solo le grandi foreste, ma anche e soprattutto i piccoli e medi boschetti. La certificazione PEFC è data nell’imparzialità completa e ha standard gestionali molto alti.

L’importanza della Rintracciabilità

Viene chiamata Chain of Custody (CoC, tradotto in “Catena di Rintracciabilità”) ed è una certificazione prevista sia da FSC che da PEFC. È un attestato che consente di tracciare continuamente ed incessantemente il legno di foreste controllate in modo sostenibile, fino a che non viene finito e trasformato e comprende anche lavorati non direttamente fatti in legno, ma dai suoi derivati come la carta.

Quanto detto finora vale anche e soprattutto per la costruzione di case prefabbricate in legno, le cui aziende e i cui costruttori devono assolutamente possedere e interessarsi della garanzia che attesta che il legno impiegato venga da foreste gestite in maniera green e sostenibile. È importante non solo per la qualità del prodotto, ma anche al fine di dimostrare una sorta di maturità ecologica volta al totale rispetto della Terra e dei suoi ecosistemi, oltre a quello di assicurare al 100% l’impiego di risorse prese da imprese legali.

Facendo qualche ricerca online è possibile capire quali certificazioni possiedono le diverse aziende per capire, per voi, qual è il miglior costruttore cui rivolgersi per far costruire una casa prefabbricata in legno completamente sostenibile. Perché chi ha fatto questa scelta guarda non solo e non tanto al risparmio economico, ma anche a dei significativamente ridotti consumo energetico e impatto ambientale che proprio i certificati posseduti da questo o quel produttore sono in grado di garantire.