Ci sono online e abbiamo anche qui scritto numerosi articoli comprendenti il termine bioedilizia, ma potrebbe essere un concetto non così chiaro, specialmente ai non addetti ai lavori. In questo scritto abbiamo provato a chiarire le idee, cercando di specificare le differenze con l’edilizia tradizionale e di sottolineare l’importanza di questo metodo costruttivo.

Nobili obiettivi

Chiunque è sicuro e sereno nell’essere consapevole di possedere una casa, perché è segno quantomeno di una certa stabilità lavorativa e quindi economica. Tuttavia, come per tutti i diritti, quando si tratta della propria abitazione è opportuno informarsi sempre su di essa, cercando di capire i metodi costruttivi utilizzati e se il livello di impatto ambientale del complesso abitativo, sia esso un condominio o una casa singola.

Cosa s’intende per impatto zero? Significa indagare sulla presenza di materiali inquinanti e tossici all’interno dei muri (come per esempio l’eternit o l’amianto) e anche sull’arredamento e i materiali interni dello stesso, perché anch’essi possono essere più o meno inquinanti.

Ed è qui che entra in campo la branca della bioedilizia. Un settore il cui obiettivo è abbattere notevolmente il consumo di energia non rinnovabile e le conseguenze di materiali tossici sulle persone e sull’ambiente, utilizzando delle risorse prettamente green. Il successo che ultimamente sta avendo è dovuto anche alla costante e crescente attenzione alle tematiche ambientali, che fatto sì che si parlasse e si applicasse la bioedilizia, di cui in Italia del resto abbiamo tanto bisogno vista l’enorme quantità di palazzi e case antiche o non antiche da sistemare (mentre per quelle nuove, possiamo dire di seguire già egregiamente le nuove norme sostenibili).

Come applicare, stando ampiamente lontani dalla scusa che non ci sono mai i soldi (stando a qualcuno, ci sono sempre priorità più importanti: discorsi retorici poco funzionali per qualsiasi cosa). Per ovviare alle varie crisi e soldi che non ci sono, si possono tranquillamente imitare i nostri vicini europei, che hanno trovato fondi in maniera veloce che sono serviti a far crescere la bioedilizia, la quale – in Paesi come Belgio, Olanda, Germania e addirittura la vicina (in tutto) Spagna – ha anche il vantaggio per costruttori e acquirenti di notevoli bonus fiscali.

Un dato potrebbe essere utile per capire come mai alcuni governi abbiano speso ingenti somme per finanziare la bioedilizia: in Europa più del 40% energetico è destinato al campo edilizio, e metà delle materie prime sono naturali. Capire le conseguenze è immediato: riduzione delle risorse ambientali e sovrapproduzione di rifiuti dal difficile smaltimento.

La situazione italiana

E si ritorna al discorso dell’importanza di restaurare i vecchi edifici, che nel Bel Paese hanno un elevato contenuto di agenti inquinanti. Ecco alcuni fattori critici che ne indicano la dannosità:

  • Sono umidi. Vuol dire che il lavoro fatto di isolamento non è completo, e i materiali di costruzione non sono totalmente asciutti.
  • Traballano. In una zona sismica potrebbero facilmente crollare.
  • Benvenuto, Radon. Un gas pericoloso, che si infiltra se i materiali costruttivi non sono al top.
  • Elettrostatici. Materiali senza il dovuto trattamento non neutralizzano i flussi elettrostatici, che vengono riflessi dall’edificio.
  • Inquinano. Molto inquinamento è dovuto alle case: acustico, se le pareti sono sottilette; climatico, per riscaldamenti ancora a gasolio.
  • Presentano Formaldeide. Un altro gas poco simpatico, proveniente da tappezzerie o isolanti.

Queste caratteristiche sono proprie di (purtroppo) ancora molti edifici nei centri e nelle periferie delle città italiane, e sono motivi più che validi per l’utilizzo della bioedilizia, la quale non deve essere una moda – o quanto meno non solo – ma di fatto entrare nella mentalità e nella concezione delle persone.

Costruzione e post-costruzione

Sì, perché è facile essere sereni e tranquilli abitando in una biocostruzione. Ma per mantenere completamente il concetto di ecologico, anche i comportamenti degli abitanti devono essere ecosostenibili, in quanto l’energia elettrica e gli altri consumi non sono illimitati. A tal proposito, potrebbero essere utili alcuni consigli su quali potrebbero essere i materiali e gli accorgimenti per una casa o un palazzo in legno:

  • Fibre di legno, cocco o cellulosa, sughero, cotone, vetro riciclato che insieme ad altri composti possono essere usati per il tetto e le pareti isolanti.
  • Gli isolanti devono essere naturali e ben fatti: per cui ben vengano lastre triple di vetro o doppi telai nei serramenti.
  • Vernici naturali e non chimiche per colorare sia esternamente che internamente.
  • Collettori solari sia a pompa di circolazione sia a circolazione naturale, per l’acqua calda.
  • Riduttori di flusso, e i vecchi metodi antichi di raccolta e riutilizzo delle acque piovane (insomma, lo avevano capito già greci e romani!), per il risparmio idrico.
  • Pannelli solari e fotovoltaici, se non addirittura impianti eolici.
  • Predisposizione alla raccolta differenziata.

                                                                              

Possiamo tranquillamente e orgogliosamente affermare che i materiali green del settore bioedile sono cresciuti e in crescita, tanto che alcune grandi aziende della chimica si stanno dirigendo verso questi prodotti, abbandonando le vecchie metodologie.

Il primato del sughero

Tra i materiali presentati, è il sughero a dominare attualmente il mercato bioedile in quanto risponde bene ai suoi obiettivi regolatori sia che venga impiegato direttamente appena “raccolto”, sia che venga lavorato. Forte del suo successo è la sua lunga tradizione di utilizzo e la sua diffusa presenza in Natura, oltre a naturalmente l’assenza di danni ambientali che comporta la sua prelevazione.

È un materiale dalle grandi caratteristiche fisiche, è molto elastico e impermeabile a liquidi e gas. Come detto, è un validissimo isolante, ha una durata nel tempo decisamente superiore ai materiali “classici” e resiste bene ad attacchi di insetti e roditori. E, cosa per nulla scontata, può essere riciclato e più volte riutilizzato.

È poi atossico, asettico e anallergico: queste sono le sue tre carte più importanti, che fanno venir meno a un problema – quello della tossicità – che ben più evidente è stato per gli operai che negli anni venivano a contatto con sostanze molto nocive; ma anche per gli abitanti di abitazioni tossiche, che alla lunga hanno sviluppato tumori o altre malattie. Il ritorno al sughero – perché, come detto, già gli antichi lo usavano e apprezzavano – è quindi oltre che ecologico anche decisamente più salutare. Infatti, anche in caso di incendio il sughero è tra i materiali definiti autoestinguenti, cioè brucia senza rilasciare sostanze tossiche.

Ed è, infine, un’ottima protezione all’umidità. Non a caso pannelli di sughero possono essere applicati anche nei locali di abitazioni vecchio stile garantendo un maggior comfort termico. Si può dire che quindi il sughero – ma anche gli altri materiali sopraelencati – si abbini facilmente al concetto di efficienza, in quanto nessuno più di lui riesce a soddisfare sia le esigenze umane che quelle ambientali, in maniera del tutto impeccabile.

E proprio l’analisi del sughero e delle sue grandi proprietà sottolinea in modo egregio l’importanza e il valore che la bioedilizia ha per l’ambiente e per le persone, proponendo un nuovo modo di costruire – o se vogliamo, riproponendo dagli antichi – che già da molti è visto come l’unico che si utilizzerà nel futuro.