Città e foreste possono e devono andare d’accordo, sostenendosi a vicenda ed evitando che le une prevalgano e cancellino le altre. Ecco perché lo scorso settembre ben 45 città si sono unite per sostenere la riforestazione e per sfruttare l’energia e le risorse delle foreste in maniera sostenibile e senza danneggiarle.

Novità dal Global Climate Action Summit

Dal 12 al 14 settembre del 2018 si è tenuto a San Francisco (California) l’ultimo Global Climate Action Summit (il Vertice sui Cambiamenti Climatici). In particolare, quest’ultimo incontro sul clima tra le maggiori potenze mondiali è stato visto come un punto intermedio tra gli accordi di Parigi del 2015 e gli obiettivi terminali del 2020, al fine di velocizzare il processo di de-carbonizzazione.

In questo senso hanno lavorato insieme leader internazionali, imprese, investitori, società civili, scienziati, studenti e organizzazioni non profit avviando una nuova serie di impegni e attività e condividendo tutti i risultati ottenuti finora per stabilirne di nuovi con nuovi livelli di sostenibilità per il pianeta.

Cinque le aree chiave su cui si sono soffermati e su cui si sono presi impegni: parliamo di una crescita economica inclusiva, cittadinanza ecosostenibile, mantenimento e manutenzione di terra e oceani, sistemi sostenibili per l’utilizzo dell’energia e non ultimi tanti investimenti per il cambiamento climatico.

Ma soprattutto, i rappresentanti di 45 città del globo hanno fatto nascere Cities4Forest, creando il gemellaggio tra le città e le foreste. Le istituzioni di queste città, nella piena consapevolezza dei benefici che questa collaborazione comporta, hanno l’obiettivo di proteggere le foreste che “in cambio” saranno di grande aiuto per far raggiungere alle metropoli i loro progetti di sostenibilità.

Cities4Forest è quindi una coalizione che viene sostenuta da altre agenzie nazionali, come possono essere le società per la gestione dell’acqua o le organizzazioni ambientaliste come Green Peace.

Si tratta di un network che contiene tanti enti e privati esperti in ogni settore, che si rendono disponibili per i sindaci di questi 45 centri urbani che in questo modo potranno accedere a nuove conoscenze, strategie e soluzioni usabili nel breve e nel medio periodo. Tutte e 45 le città si sono già attivate per creare progetti, finanziando la ricerca e l’innovazione e condividendo le conoscenze.

Protezione a 3 strati

La coalizione vuole essere solo l’inizio di nuove politiche per la gestione territoriale dando una mano alle città coalizzate nella realizzazione di grandi sviluppi per valorizzare e integrare le risorse naturali.

I sindaci di Cities4Forest si propongono di adempiere agli obiettivi di sostenibilità molto prima del 2050, una data che attualmente appare lontana nel tempo e che quindi non considera gli odierni e preoccupanti dati sul disastro ambientale: anticipando la realizzazione di quegli obiettivi, i 45 sindaci di Cities4Forest possono raggiungere nel lungo termine altri e più grandi obiettivi.

L’essere umano nella storia ha sempre cercato di vivere in armonia con la Natura, che prima ha temuto poi ha rispettato e alla fine ha iniziato a studiare e comprendere. Nella storia, quindi, il mondo naturale è stato un alleato prezioso come guida e come fonte di risorse.

Tuttavia, a partire dalla Prima Rivoluzione Industriale gli uomini hanno messo da parte questo rapporto, per dare inizio ad una crescita illimitata e sconsiderata, priva di un qualsivoglia equilibrio e delle cui conseguenze negative si sono resi conto solamente negli ultimi decenni.

Oggi Uomo e Natura sono due mondi ancora molto lontani, ma quantomeno si è capito che è importante proteggere e rigenerare le foreste sia per la sopravvivenza dell’Uomo stesso sia per contrastare gli ormai inevitabili danni che si devono al cambiamento climatico. E, certamente, per migliorare le condizioni di vita nelle città.

Le metropoli devono molto a foreste e alberi, perché forniscono ai loro abitanti vantaggi e benessere per la salute, fanno da sostenimento alle risorse d’acqua e tutelano anche la biodiversità.

3 sono i livelli su cui si può andare a lavorare parlando di Natura in Città:

  • Gli alberi nelle città, le foreste interne, che mantengono l’aria pulita dalle polveri sottili, proteggono e contrastano le isole di calore, fanno da intrattenimento e luoghi d’incontro per la cittadinanza migliorando la salute sia fisica sia mentale dei cittadini.
  • Gli alberi “intorno” alle città, le foreste vicine che sono fonte d’aria e d’acqua pulite (e potabile, nel caso della seconda), evitano le inondazioni dei fiumi e fanno anche da cuscinetto per staccarsi un po’ dalla vita frenetica e stressante delle città.
  • Infine le foreste in senso stretto, le foreste lontane, di cui ci dimentichiamo troppo spesso perché non abbiamo magari una correlazione diretta con le metropoli. Ma esse sono i veri polmoni terrestri, che assorbono tantissime quantità di anidride carbonica e portano la pioggia. Sono anche fonte di prodotti utili nonché dimora della stragrande maggioranza della biodiversità del pianeta.

E proprio queste ultime, le foreste lontane, sono continuamente minacciate dallo sviluppo urbano. Infatti ogni anno 5 milioni di ettari di foreste vengono trasformati e destinati ad altri usi come l’agricoltura, l’allevamento intensivo o grandi infrastrutture. E contemporaneamente altri milioni di ettari si perdono perché danneggiati dalle attività industriali e dagli incendi.

Queste enormi perdite verdi contribuiscono all’8% alle emissioni dei gas serra, con effetti gravissimi sulle comunità locali, quelle direttamente collegate a loro, troppo di frequente abbandonate a loro stesse nel combattimento per la salvaguardia degli ecosistemi da cui, in realtà, traiamo tutti vantaggio e per cui tutti dovremmo combattere.

Una dichiarazione ambiziosa

Dal canto loro, le città sono sempre più distanti dalle foreste, sia in senso letterale che figurato; foreste su cui, però, continuano a fare affidamento. La cosa più grave è che i cittadini non sentono un legame con loro, in alcuni casi – addirittura – vedendole come un impedimento al progresso umano semplicemente perché non ne hanno un beneficio diretto.

La conseguenza di questo atteggiamento distaccato e anzi “superiore” ha fatto sì che le politiche dei governi per avvicinare le persone alle foreste siano fallite, e poche città oggi investano nella foresta includendola nella strategia di sviluppo.

Per questo nasce Cities4Forest, per cambiare drasticamente strada, tornando ad un legame stretto e solido con la natura e catalizzando il sostegno socio-economico-politico per integrare le foreste alle città, vedendole come risorse per migliorare il loro processo di sviluppo.

E sempre per questo motivo, le 45 città di Cities4Forest hanno redatto una dichiarazione per la gestione sostenibile delle foreste con diversi punti chiave.

Il primo, Comprendere, cerca di capire la dipendenza delle metropoli e dei centri urbani dalle foreste, e l’impatto, l’influenza che le seconde esercitano sulle prime. Il secondo punto, Coinvolgere, vuole appunto coinvolgere i cittadini, dando loro la conoscenza e rendendoli consapevoli dei vantaggi sati dalle foreste per aiutare i governi nella gestione e nel miglioramento della loro salute.

Il terzo punto è chiamato Innovare e agire, e punta a sfruttare le potenzialità dei polmoni terrestri per compiere gli obiettivi sul clima, assicurando fonti d’acqua pulite e migliorando la salute delle persone, con svago e benefici.

Quarto punto è Migliorare, per raggiungere tutti e tre gli strati di protezione (interna, vicina e lontana) progressivamente: il primo nel 2020, il secondo nel 2022 e il terzo nel 2025. Ultimo punto è Condividere, e vuole fare tesoro delle esperienze del singolo per insegnarle a tutti gli altri, ai partner e anche ai non partner.

Tutte le città di Cities4Forest diverranno i soci fondamentali per la definizione delle priorità e per la gestione della coalizione stessa. Ma Cities4Forest vuole crescere sia inglobando altre città ma anche con l’alleanza a enti e piattaforme simili, nonché organizzazioni internazionali.

Purtroppo non ci sono città italiane in questa rete, ma con la adeguata pressione della stampa e dell’opinione pubblica le cose potrebbero cambiare, portando il progetto anche da noi.