Quello che riportiamo in questo articolo è un esempio che viene dalla Danimarca, terra che – come è noto e come tutta la regione Scandinava – è molto d’avanguardia per l’ecologia e la bioedilizia. Passare infatti da una casa detta “passiva” a una detta “attiva” comporta una serie di benefici di cui gode il proprietario per primo, ma anche l’ambiente e la casa stessa. Ma cosa significa “casa attiva”? Continuate a leggere per scoprirlo!

Innovazioni dal Nord Europa

È il Guardian che questa volta ci informa sulle ultime novità della bioedilizia che, come spesso succede, provengono proprio dal Nord Europa, la Danimarca. Il famoso giornale britannico ha infatti scritto un articolo molto interessante sulle Active House, le case attive.

Sono abitazioni che consentono di fare un passo in avanti superiore per quanto riguarda l’energia, se messe a confronto con le case passive, perché le tecnologie sviluppate per questa tipologia di edificio e i metodi che le impiegano rendono queste abitazioni praticamente a zero emissioni.

Infatti, una Active House rispetto ad una Passive House può – e, del resto, è il nome stesso che lo indica – prendere più energia di quanta ne serve agli occupanti e la divide tra calore ed elettricità. concentrandoci, in particolare, sulla Danimarca e su quanto riportato dal Guardian, la Active House arriva a generare energia sufficiente ad azzerare in 30 anni i dispendi energetici dovuti alla costruzione dell’abitazione e, quindi, cancellando l’impronta delle energie impiegate per tale abitazione.

Quanto realizzato in Danimarca ha un funzionamento perfettamente paragonabile a quello di una macchina. C’è, infatti, un computer che controlla temperatura e clima interni e in base a questi frequenti e costanti controlli regola le aperture delle finestre, per garantire sempre la giusta e corretta ventilazione.

Dove non te lo aspetteresti

È a Lystrup  che questa casa è sorta. Questo sobborgo di Aarhus, la seconda città danese per numero di abitanti e importanza dopo la capitale Copenhagen, potremmo tranquillamente dire che su tutti i luoghi della Danimarca è l’ultimo dove ci aspetteremmo di trovare l’abitazione green energy del futuro.

Questo ovviamente non toglie che siano ancora le Passive House a dominare nel panorama delle case d’avanguardia, soprattutto per la cura che a questi progetti si riserva per far sì che riducano la quantità di energia utilizzata. Ma proprio perché passive, i vantaggi sono alquanto limitati.

È chiaro infatti che una costruzione attiva è ben di più di una passiva – e ricordiamo che le passive house sostenibili sono ancora poco diffuse – il segreto dello sviluppo che riguarda anche e soprattutto le case passive attualmente costruite e progettate.

Sappiamo infatti che le abitazioni passive non richiedono molta energia (a volte non la richiedono proprio) per il riscaldamento invernale o il raffrescamento estivo. Ma, stando a quanto riporta il Guardian, sembra che gli abitanti delle Passive House abbiano l’abitudine di comprare sistemi di riscaldamento supplementari, e quindi eccessivi.

Ciò che il progetto di Aarhus, ovvero la casa attiva danese, cambia è proprio la dotazione di pannelli solari che alimentano il riscaldamento a pavimento. E non solo: oltre a loro ci sono 50 metri quadri di celle solari che servono alla produzione di energia elettrica.

Questo ci permette di affermare ed evidenziare che le Active House di nuova concezione sono una risposta innovativa e tecnologica, un’evoluzione di quanto già accade con le Passive House. Inoltre, proprio le abitazioni attive saranno in grado di avere un’efficienza energetica mai raggiunta prima proprio per via dell’attenta e dettagliata progettazione che le riguarda.

Ciò che occorre è uno switch!

Tornando a parlare della Active House made in Denmark, questa abitazione è stata progettata per essere una risposta semplice e confortevole alla casa passiva, quella che comunque ha segnato lo standard di sostenibilità negli ultimi dieci anni non solo nella regione scandinava (ovvero Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia e Islanda) ma anche in Germania e in Austria.

Ciò è stato possibile grazie alle doti di isolamento termico, reso più efficiente grazie ad uno “scambiatore di calore” che scalda l’aria d’inverno e la rinfresca in estate. Rikke Lildholdt – il project manager della casa attiva danese – ci piega però che la differenza con le case passive che hanno molte finestre poste nel lato sud, la nuova casa attiva vede la progettazione e l’attivazione di infissi su ogni lato dell’edificio.

I pannelli solari installati forniscono acqua calda e, quando il sole non c’è (e sappiamo che nel Nord Europa il sole tende a scomparire molto presto, specialmente in inverno) una pompa elettrica fornisce energia proprio dalle celle solari poste sul tetto.

Quindi, durante il periodo invernale l’abitazione tenderà ad “acquistare” energia elettrica da fonti green. E una volta che sul mercato ci saranno diversi tipi di batterie – come ad esempio possono essere i serbatoi alimentati ad idrogeno – che avranno raggiunto elevata convenienza e diffusione, si potrà consumare e rivendere la stessa energia con maggiore semplicità.

Birth of.. an Idea

I primi fortunati inquilini della Active House di Aarhus, in Danimarca, sono stati Sverre Simonsen e la sua famiglia, composta dalla moglie Sophie e i due bimbi di rispettivamente sei e otto anni. Non sono architetti né particolarmente addetti al settore, in generale poco consapevoli delle questioni ambientali.

Eppure la loro voglia di cambiamento e innovazione li ha portati a voler sperimentare una nuova vita in una nuova casa, in cui hanno traslocato nel luglio del 2009 (anno di realizzazione dell’abitazione. Ribadiamo che in Danimarca sono davvero molto avanti!).

Dal loro insediamento in casa la famiglia ha tenuto un quaderno dove annotare tutte le esperienze nuove che hanno avuto modo di vivere nella Active House. Dotata di due televisioni che – all’epoca – erano di ultima generazione, lavatrice, asciugatrice, lavastoviglie, la casa è in grado di soddisfare un consumo di energia annuo che in media si attesta a 4000 kW/h, di poco superiore alla media danese.

Questo perché, come ha rivelato Simonsen, con due bambini e comunque con una famiglia di 4 individui è necessario fare tante lavatrici e quindi asciugatrici, che hanno portato a dei consumi eccessivi.

Insomma, come ha poi riportato lo stesso project manager Lindholt, il primo esperimento di Active House danese è stato costoso, una versione di lusso delle case attive. Ma questo ha consentito di studiare il progetto come prodotto commerciale, e quindi di produrne di nuovi con costi che non superino quelli delle case “tradizionali” attualmente disponibili.

Lindholt ha rivelato al Guardian, dopo qualche insistenza, che il costo totale del progetto è stato di 570mila euro, ma da allora ci si è impegnati a fissare uno standard per le nuove case attive. Insomma, quello che era stato un primo esperimento è servito alla costruzione di una nuova idea, di un nuovo modo di costruire le abitazioni.

E oggi, infatti, a distanza di dieci anni, le case attive in Danimarca e in Europa sono molte di più!