Molti dei grandi cambiamenti avvengono in maniera lenta, senza che le persone se ne accorgano subito: è la maniera migliore, perché così si evitano traumi e ci si abitua ai nuovi modi di vivere. Succederà così anche per la domotica che, infatti, è in gran parte già in uso nelle nostre abitazioni e unisce tecnologie da fantascienza a comfort e praticità.

Passare inosservati

Forse avrete già sentito nominare la parola domotica, ma molto probabilmente eravate distratti e non avete idea di cosa significhi. È presto detto: è l’unione delle due locuzioni domus (che in latino significa “casa”) e robotica, che invece è una parola moderna derivata dall’inglese. Si tratta di una disciplina scientifica che sviluppa tecnologie che possano rendere migliore e automatizzata la casa e proprio per questo fine ha bisogno di sfruttare molte e complesse tecnologie.

Si tratta indubbiamente del futuro dell’edilizia e ovviamente cambierà la nostra vita. E non potrebbe essere diversamente, dal momento che già ora abbiamo introdotto non poche tecnologie innovative che rendono la dimora odierna completamente diversa anche solo da quella di trent’anni fa. Con l’introduzione del concetto di smart (implementato inizialmente sui telefoni, con gli smartphone) è iniziata l’epoca che ha cercato di rendere intelligenti – termine da prendere molto alla leggera – gli oggetti e far sì che gran parte se non tutti gli elettrodomestici possano essere controllati da remoto, che oggi non significa da un telecomando (o almeno, non solo) ma da un’applicazione scaricabile sul nostro smartphone, tablet o PC.

Tutto questo rappresenta una scelta green? Sì, e ora vediamo perché.

Destinazione d’uso

Come accennato, le moderne tecnologie applicate in ambito domestico fanno già parte della nostra quotidianità, e ogni anno alle fiere e alle presentazioni si assiste all’uscita sul mercato di prodotti sempre più avanzati e che manifestano palesemente una destinazione che guarda all’automazione. Perché la casa di oggi e soprattutto del futuro dovrà essere più performante e al contempo più ecologica. Vediamo sinteticamente, nell’elenco subito seguente, gli obiettivi della domotica:

  • Miglioramento del comfort e della qualità della vita.
  • Miglioramento della sicurezza con più evoluti ed efficienti sistemi di antifurto, antincendio o antiallagamento.
  • Miglioramento comunicativo, in quanto il fine è collegare tra di loro tutti gli impianti.
  • Facilità di controllo: l’abitazione moderna è gestita da smart devices che siano collegati e che tramite controlli immediati (per esempio, la voce) consentano di gestire al meglio la casa.
  • Aumento del risparmio, dovuto proprio al maggiore e migliore controllo sui consumi di climatizzazione e illuminazione, oltre agli altri consumi domestici (tipo l’acqua).

Innovazione significa risparmio d’energia

Come può però la domotica, con tutti questi nuovi apparecchi, migliorare e addirittura diminuire i consumi d’energia costantemente ed efficacemente? Questa sua peculiarità è dovuta proprio alla sua capacità di programmare singolarmente i consumi di tutti gli impianti collegati, impedento che si creino sovraccarichi e sprechi dati dalla dimenticanza o da imprevisti.

La domotica, infatti, può regolare da sola l’accensione e lo spegnimento dei dispositivi in modo da non far partire il contatore. E questo consente di gestire tutto da remoto: dalla TV al forno alla lavastoviglie.

Questo non deve far pensare che ci stia dimenticando della sicurezza degli occupanti di un immobile, anzi. La domotica si occupa anche di fornire protezione e sicurezza, perché tra i dispositivi che è possibile programmare e gestire rientrano anche gli impianti d’ingresso e uscita, gli antirapine, antincendio e antiallagamento. E’ inoltre possibile anche il controllo dell’ambiente tramite video sia locale che a distanza, fattore che aumenta non di poco la sicurezza.

Non c’è nulla da temere

È evidente quindi che queste nuove tecnologie sono candidate ad interpretare un ruolo molto importante nel rendere più produttive ed ecologici i sistemi domestici, dando inizio quindi al concetto di smart house. Smart perché appunto sarà in grado di operare un maggiore controllo e una migliore gestione degli impianti connessi, in maniera del tutto facile e accessibile.

È naturale, tuttavia, che se alcuni possono rimanere affascinati e anzi non vedono l’ora di poter avere accesso a tutto questo, altri invece rimangano diffidenti e temano queste nuove tecnologie, perché pensano di poterne perdere il controllo e diventarne prigionieri e succubi. Come spesso accade, si tratta di una paura irrazionale e infondata – basata più sui film di fantascienza che su altro – e i fatti dimostrano che i sistemi già brevettati e attivi vanno a meraviglia.

Ad ogni modo, se rientrate nella categoria dei diffidenti sarete felici di sapere che questi nuovi impianti tecnologici consentono sempre l’intervento manuale e sono implementati a dei sistemi di sicurezza che fanno sì che sia sempre l’utente ad avere il controllo totale su tutto. Inoltre, quando si diceva che permettono una gestione in maniera facile e accessibile s’intendeva che sono fatti per le persone comuni, in quanto coinvolgono elettrodomestici e altri utensili domestici che già siamo abituati da molti anni ad utilizzare e ad avere nelle nostre case (si pensi alla lavatrice).

E proprio per questo oltre ad essere semplici, devono avere e garantire una lunga durata nel tempo: caratteristica che fa sì che i device domotici siano molto difficili da rompere e, nella probabilità che si guastino, sono anche molto semplici da riparare persino da chi non è esperto. E comunque, di solito, per evitare danni gravi è il dispositivo stesso a segnalare un malfunzionamento.

Facciamo i conti

Vi starete ora chiedendo, però, quanto costa o costerà la casa ultramoderna. Per capirlo, analizziamo le diverse componenti che costituiscono il sistema domotico:

  • I Controlli o Controller. Si tratta di sistemi su cui si può operare un attuatore e ce ne sono due tipi: i comandi utente (che si azionano manualmente e sono gli interruttori); e i comandi automatici (che si attivano con sensori programmati per fare una certa azione quando misurano un rilevano valore).
  • Attuatori, ovvero gli elementi che svolgono quanto richiesto dal controller. Si incassano nel muro e si connettono direttamente a ciò che si vuole controllare: sono in grado di accendere e spegnere le luci, regolarne l’intensità; monitorare la temperatura; accendere dei motori.
  • Strumenti di connessione: costituiscono la struttura che connette controller e attuatori, in modo che i secondi svolgano quanto richiesto dai primi. Sono fatti sia con cavi fisici sia con rete wireless, in questo caso collegati ad una centralina.

Queste tre componenti devono essere resi accessibili a tutti o alla maggior parte, per quanto riguarda i costi. Ad ogni modo si valuta che un sistema di domotica standard – e che quindi si “limita” a controllare le funzioni principali di un’abitazione – abbia un impatto che va dal 30 al 50% sul costo di un sistema elettrico, e del 5% su una ristrutturazione.

Anche nelle case prefabbricate

È impossibile, quando si parla di innovazione tecnologica, che manchino le case prefabbricate in legno e, più in generale, la bioedilizia. Anche per questo settore, infatti, la domotica è in fase di espansione, già da tempo negli Stati Uniti e da non molto anche in Italia, dove le case in legno stanno avendo un vero boom.

Tuttavia, anche questo tipo di abitazione deve essere predisposto alla domotica. Anzi, soprattutto le case in legno devono essere predisposte in fase di progettazione perché hanno una ridotta possibilità di “post-produzione” una volta assemblate. Ma c’è da dire, come ormai si sa, che nascono già più ecologiche ed efficienti nei consumi, quindi non è difficile predisporle e anche se al momento si vive senza domotica nelle case in legno non è un problema.