Dal 1 Gennaio dell’anno appena iniziato, secondo quanto approvato dall’Unione Europea, tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a consumi zero. Si tratta di un nuovo inizio per il Vecchio Continente, un preludio al prossimo decennio che, secondo gli obiettivi della comunità, dovrà vedere il trionfo della bioedilizia e delle automobili ecologiche.

Chiusa una porta si apre un portone

Dieci anni fa il Parlamento Europeo approvava una risoluzione che sanciva la costruzione di edifici a consumi netti nulli a partire dal 2019, ovvero quest’anno. Ed effettivamente, tutti i nuovi progetti edilizi in tutto il territorio dell’Unione Europea sono volti a rispettare questa norma.

Si tratta di edifici che sono in grado di auto-produrre la stessa quantità energetica di cui hanno bisogno per sostenere il loro fabbisogno. Una normativa che quando è stata redatta vedeva già l’Austria e il Nord Europa all’avanguardia per quanto riguarda le case passive.

La legislazione, approvata dall’ITRE, il Comitato Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo, ha stabilito che tutti gli edifici di nuova costruzione dal 1° Gennaio di quest’anno dovranno essere realizzati sia nel rispetto delle ultime normative per l’efficienza energetica sia in modo che si auto-sostengano.

In altre parole, che producano da soli una quantità di energia pari a quella spesa. Ovviamente, per raggiungere questi risultati gli edifici devono essere equipaggiati con impianti di green energy, quindi o con turbine eoliche o con pannelli solari.

Non solo, la legislazione prevede anche che si facciano interventi di miglioramento energetico su tutti gli edifici realizzati prima del termine del 2018. Al momento della stesura della normativa, ogni Paese membro era tenuto, del resto, a porsi degli obiettivi per quanto riguarda il numero di edifici di vecchia generazione da rendere più efficienti e da portare al consumo energetico nullo, in due scadenza: la prima del 2015, la seconda entro l’anno prossimo, il 2020.

Questi lavori di miglioramento energetico sono stati resi obbligatori per tutti quegli immobili oggetto di importanti interventi di ristrutturazione o di sostituzione di componenti edilizi, quali le finestre o i boiler.

L’ITRE ha sanciva che per questo tipo di ristrutturazioni è inteso il rifacimento di almeno il 25% dell’immobile o ancora interventi il cui costo di ristrutturazione supera il 20% del valore totale dell’immobile.

Agenti naturali come nostri migliori amici

Da quando è stata approvata la normativa, i già grandi miglioramenti delle energie rinnovabili (solare, geotermica, eolica) hanno continuamente fatto dei passi da giganti. Questo lo si nota per esempio nella riduzione degli sprechi energetici, nell’abbassamento delle emissioni di gas serra che negli ultimi dieci anni hanno contraddistinto l’Europa.

Anche se, attenzione, non possiamo certo dire di essere in salvo, per quanto riguarda l’inquinamento. Anzi, la strada è ancora lunga. Comunque la tecnologia aiuta: infatti questi dieci anni sono tecnologicamente un’era geologica in campo di innovazione, e oggi anche grazie alla domotica le nostre case moderne sono molto meno inquinanti di quelle del passato.

Quello che l’Unione Europea chiedeva 10 anni fa, e chiede oggi con l’entrata in vigore della norma è un’accelerazione al processo di pulizia delle nostre case. Questo, ovviamente, comprende ogni tipo di casa, anche le case vacanza, le abitazioni occupate per meno di quattro mensilità annue e che inizialmente non dovevano essere comprese.

Sono esenti (ancora) da questa legge le abitazioni con area inferiore ai 50 metri quadri, gli edifici religiosi di ogni tipo, gli edifici agricoli a basso fabbisogno energetico, i fabbricati temporanei e gli edifici storici che subirebbero un’alterazione nell’aspetto con gli interventi strutturali (in Italia questo è un problema non da poco).

Studenti modello

Come in ogni “classe” e in ogni materia, qualcuno tende a spiccare. Per esempio l’Austria, che al momento della stesura della normativa (parliamo del 2009) aveva già 2500 case passive e che in generale in questi dieci anni oltre a partire già con un bel bagaglio di case green, si è impegnata a non arrivare all’ultimo.

Lo sappiamo, del resto, che ci sono paesi che fanno meglio di noi. Già nel 2009, appunto, l’Austria edificava la sua casa passiva numero 2500 con un consumo medio inferiore ai 15 kW/h al metro quadro e che ha inaugurato una serie di nuovi edifici che in questi anni è riuscita a fare anche meglio.

Pensate che al 2015 circa il 40% degli edifici austriaci aveva una concezione “passiva”, e che è dall’Austria che è nato lo standard europeo in questo settore.

Nel caso ve lo stiate chiedendo, una casa passiva si caratterizza per la sua abilità nello sfruttare i cicli solari e i contributi di calore provenienti dall’interno – dalle perone, dagli elettrodomestici, dalla luce – in modo da garantire sempre una perfetta regolazione della temperatura evitando di ricorrere agli impianti di riscaldamento.

L’energia generata per il funzionamento degli elettrodomestici è generata in qualche modo (le Passive House di ultima generazione tendono ad autoprodurla, appunto) però proprio l’annullamento del dispendio energetico dovuto al condizionamento climatico di per sé consente un grosso risparmio, in ogni senso.

Da italiani, dovremmo prendere esempio dai nostri vicini di casa perché il nostro clima mite rende estremamente conveniente l’edificazione delle Passive House. Sono infatti abitazioni con le pareti coibentate, senza ponti termici e quindi senza dispersione del calore da interno a esterno.

Le case passive – cui però si oppongono quelle attive, ma ne abbiamo parlato in un altro articolo recente – sono realizzate con ampie vetrate rivolte verso sud e di ventilazione controllata, che permette di recuperare il calore contemporaneamente ad un ricircolo dell’aria.

Le case passive costano mediamente di più se paragonate alle case tradizionali, ma come ripetiamo sempre in questo sito bisogna poi tenere conto dell’azzeramento delle spese di riscaldamento grazie all’isolamento energetico e alla maggiore efficienza energetica di questo caso che, quindi, ammortizzano i costi e diventano molto convenienti a lungo termine.

Proprio il nostro clima mite di cui si parlava rende più semplice e conveniente la realizzazione delle case passive rispetto ai paesi del centro o “peggio” del Nord Europa, dove devono essere presi in considerazione più fattori e accorgimenti in virtù di una luce molto meno presente e di un clima molto più rigido.

Da noi il problema potrebbe essere il raffreddamento nei mesi estivi, problema che però in questi anni sta ampiamente venendo risolto dalla bioedilizia che ha sperimentato delle ottime soluzioni. Proprio l’isolamento termico delle case in legno di cui parliamo sempre consente il mantenimento del fresco, magari introdotto in maniera artificiale anche solo per poco tempo.

Un ente per tanti progetti

Nel nostro paese abbiamo un’associazione, la PAEA Progetti Alternativi per l’Energie e l’Ambiente – che sostiene alcuni progetti per sperimentare nuovi standard di costruzione ad elevata efficienza energetica.

Sempre questo ente si occupa di mettere a disposizione per architetti, tecnici e ingegneri le ultime novità software di progettazione, provenienti soprattutto dalla Germania, e che servono a valutare i parametri costruttivi da considerare per costruire una casa passiva ed energeticamente efficiente.

Proprio per questo nasce la PAEA, in modo da fornire sempre un supporto e un mezzo di informazione per gli addetti ai lavori, per progetti di ambiente e di energia che provano nuove soluzioni diverse rispetto a quelle attualmente in uso, al fine di trovare sempre qualcosa di nuovo e di migliore.