La Torre Confalonieri e la Torre De Castillia costituiscono il Bosco Verticale milanese, inaugurato ormai quattro anni fa (nel 2014) e vincitore del titolo di grattacielo più bello del mondo nel 2015. A distanza di quattro anni è un esempio di architettura sostenibile a livello globale, e dimostrazione della potenza della bioedilizia, dimostrazione che un mondo più sostenibile è fattibile.

Nella nuova Milano

Frutto delle menti di Stefano Boeri, Giovanni La Varra e Gianandrea Barreca facenti parte del prestigioso Boeri Studio, il Bosco Verticale è un complesso residenziale costituito da due torri site nel nuovo centro del capoluogo lombardo, tra il quartiere Garibaldi (i due palazzi sono praticamente adiacenti alla stazione di Milano Porta Garibaldi FS) e il più mondano Isola, luogo di recente riqualificazione con locali dall’aria anche un po’ hipster.

Il progetto è stato concluso ed inaugurato nel 2014 e sua principale caratteristica, che poi si ritrova nel nome, è che è ricoperto da oltre duemila specie vegetali divise tra arbusti e alberi. Lo scopo dei due grattacieli è quello di fornire un nuovo polmone alla città milanese, aumentandone la biodiversità per quanto riguarda la flora e la fauna e al contempo fornendo nuove abitazioni, non accessibili per tutti sicuramente ma “salvaspazio” perché distribuite verticalmente e non orizzontalmente. Scelta, quest’ultima, che ha anche ridotto l’espansione urbana della città sempre al fine di una maggiore sostenibilità ambientale.

Questo progetto, così particolare, rivoluzionario per molti aspetti e anche dall’estetica molto gradevole, è stato ed è tuttora al centro dell’attenzione e ha vinto numerosi riconoscimenti. Due su tutti: l’International Highrise Award nel 2014 e il premio come grattacielo più bello e innovativo del mondo in base alla classificazione di Council on Tall Buildings and Urban Habitat, nel 2015. I nomi delle due torri (Confalonieri e De Castillia) derivano dalle due vie su cui si affacciano i due palazzi, appunto Via Confalonieri e Via G. De Castillia. Strade che segnano il margine tra la zona di Garibaldi – da sempre punto esclusivo della Milan By Night o Milano da bere vista la presenza di Corso Como e della discoteca Hollywood – e quella di Isola, che dal 2005 ha visto un intenso progetto di riqualifica che l’ha portata ad essere una zona molto viva e affascinante della nuova Milano.

Il Bosco Verticale, quindi, va ad inserirsi tra i grattacieli di quello che viene chiamato Centro Direzionale di Milano, comprendente anche altri nuovi palazzi quali la Unicredit Tower (ad oggi il grattacielo più alto di Milano e d’Italia, e tra i più alti d’Europa), il Palazzo Lombardia, il Diamantone, il più vecchio e simbolico Grattacielo Pirelli e la Torre Solaria. Se siete interessati a vedere il Bosco Verticale, è facilmente raggiungibile con le linee metropolitane M2 e M5 (La Verde e La Lilla, fermata Garibaldi FS) e con il passante ferroviario (fermata Porta Garibaldi FS).

Voglia di cambiamento

Come detto, l’idea nasce dal Boeri Studio. In particolare, il progetto cominciò a vagare nella mente di Stefano Boeri circa nel 2007 durante una visita a Dubai (all’epoca era direttore di Domus). La capitale degli Emirati Arabi Uniti è oggi un bellissimo esempio di architettura moderna verticale, e comprende alcuni tra i più belli e alti grattacieli del mondo che danno però l’idea, secondo l’architetto, di camminare in una metropoli minerale, costituita di nuove torri rivestite in vetro o ceramica che riflettono la luce del sole e quindi generano calore di cui non c’è bisogno, in una città già rovente come Dubai. La scoperta che quasi la totalità dei nuovi edifici era rivestita in vetro convinsero definitivamente Boeri che era ora di realizzare qualcosa che non avesse un rivestimento vitreo, bensì un rivestimento vegetale fatto di piante, alberi e foglie. Rivestimento che fosse una sorta di schermo vegetale, utile ad una cospicua riduzione dei consumi.

Il progetto divenne concreto e reso ufficiale grazie alla pubblicazione del Manifesto del Bosco Verticale, opera scritta con lo scopo di incentivare e aumentare la curiosità nei confronti della bioedilizia e dell’architettura sostenibile. Tutti fattori che convinsero la multinazionale Hines ad appoggiare e finanziare il progetto, unendolo al più complesso intervento di riqualificazione dell’area nord di Milano detto progetto Porta Nuova. A due anni dall’idea di Boeri, nel 2009, cominciarono i lavori portati avanti grazie all’impegno e alle fatiche di oltre seimila operai assunti da ZH, società edilizia altoatesina che però dovette sin da subito fare i conti con la Grande Crisi Economica scoppiata nel 2008 negli Stati Uniti e che proprio quell’anno si era inasprita in Europa e in Italia, tanto che i lavori procedettero molto lentamente e nell’Aprile 2013 l’impresa abbandonò il progetto. Fortunatamente, i lavori furono ripresi solo un mese dopo grazie all’entrata in gioco di Colombo Costruzioni, grazie alla quale il Bosco Verticale fu terminato nell’autunno del 2014, con inaugurazione il 10 Ottobre.

Non sono mancate e non mancano certamente le critiche nei suoi confronti – ma quale opera non ne conosce? – e sicuramente può piacere come non piacere. È innegabile tuttavia che del Bosco Verticale ne abbia parlato chiunque, e sia entrato al centro dell’attenzione pubblica, rivoluzionando e cambiando le carte in tavola per quanto riguarda il settore edile non solo europeo, non solo d’Occidente, ma di tutto il mondo.

Premi meritati

Come accennato ad inizio articolo, il Bosco Verticale ha vinto due prestigiosi premi:

  • Premio di International Highrise Award (competizione biennale che premia i grattacieli più belli del mondo) il 19 Novembre 2014. L’organizzazione ha premiato il progetto del Boeri Studio perché si tratta di un bellissimo modo di ridare vita ad un centro urbano. L’International Highrise Award ha scelto il Bosco Verticale tra oltre ottocento palazzi sparsi nel mondo.
  • Il 13 Novembre 2015, un anno dopo, il Council on Tall Buildings and Urban Habitat ha conferito il premio di Migliore Architettura del Mondo 2015 per via della sua originalità e della volontà di sperimentare.

Numerosi precedenti

L’idea di Boeri e dei suoi non deriva sicuramente da una riflessione sui materiali, anche se è comunque un ottimo incentivo alla volontà di cambiare. Per arrivare a progettare un complesso così particolare, gli architetti hanno guardato alla storia, che presenta già dei precursori del Bosco Verticale. Per esempio la torre Guinigi di Lucca, risalente al XIV secolo, con i suoi alberi di Leccio in cima è un vero esempio di Bosco Verticale del tardo Medioevo. Ma non solo: anche i leggendari giardini pensili di Babilonia, realizzati nel VI secolo a.C. dal grande Re Nabucodonosor, fungono da ispirazione quando si tratta di valorizzare la vegetazione su degli edifici. O i prati marcitoi, costruiti nel XIII secolo dai cistercensi.

Fino ad arrivare alla green architecture, corrente edilizia che si è sviluppata nella seconda parte del Novecento. Boeri in questo caso gode di un esempio in famiglia, visto che la madre, Cini Boeri, fece realizzare la Casa nel Bosco edificata letteralmente in un bosco di betulle al fine di evitare l’abbattimento degli alberi. E come non citare la dimora di Friedensreich Hundertwasser, che aveva tutte le facciate ricoperte dalle fronde degli alberi che crescevano al suo interno; e i giardini pensili di Emilio Ambasz secondo l’ottica di verde su grigio?