La moda architettonica del nostro tempo, si sa, sono i grattacieli, queste costruzioni che si sviluppano in verticale sperimentate tra il XIX e il XX secolo a Chicago e New York e che oggi hanno materiali e design che cercano di essere in sintonia con la natura, grazie all’uso del vetro e a forme sinuose. Ma nessuno, e proprio nessuno è green come l’austriaca Pytamidenkogel.

Boschi artificiali

Nessuno dubita del fatto che le grandi opere pubbliche nelle città oggi siano verticali: si punta tutto sui grattacieli, delle costruzioni innovative che rappresentano un po’ degli alberi artificiali e che offrono tanta capienza e tante possibilità in una superficie alla fine bassa. Se, infatti, lo stesso spazio volesse essere sfruttato in maniera orizzontale, l’area occupata sarebbe molta di più.

Quando in arte e in architettura si pensa al grattacielo come opera edilizia e artistica, non può non venire in mente l’Art Deco, una corrente nata negli anni 20 e proseguita fino agli anni Trenta in Europa e Quaranta negli Stati Uniti e che faceva di schemi rigidi e materiali all’avanguardia – come ferro e acciaio – il suo punto forte. Possiamo ammirare queste grandiose creazioni, che all’epoca dovevano suscitare un grande effetto sulla popolazione e che tutt’oggi ci lasciano impressionati, soprattutto a New York (l’Empire State Building e il Chrysler Building sono i due esempi più famosi). O, senza andare toppo lontano, un esempio di architettura non verticale di questa corrente è la Stazione Centrale di Milano, che con i suoi affreschi e mosaici e la sua imponente architettura emoziona i turisti non appena scendono dal treno.

Col tempo le città soprattutto statunitensi sono diventate dei veri e propri boschi, in quanto si sviluppano soprattutto in verticale, e proprio per questa loro caratteristica il termine Nuovo Mondo ha avuto modo di essere rappresentato concretamente, in quanto le città del nuovo continente si sono differenziate da quelle del vecchio, caratterizzate come sappiamo da stili più pomposi e più regali e dalle architetture decisamente più basse. Almeno fino alla metà del XX secolo, quando i grattacieli hanno avuto modo di espandersi conquistando anche l’Europa.

Oggi i grattacieli sono molto diversi da quelli di un tempo, sia in ambito stilistico sia per i materiali utilizzati. Pensiamo per esempio al nuovo Skyline milanese: La Torre Unicredit, che sorge sulla ultramoderna piazza Gae Aulenti, si ispira alle onde del mare e proprio per questo ha un design così sinuoso e tondeggiante, e la sua copertura esterna è quasi completamente in vetro. E proprio il vetro è il protagonista assoluto degli ultimi sforzi edili, in quanto la sua trasparenza gli consente di riflettere al meglio ciò che lo circonda e, forse, di non risultare toppo ingombrante o fastidioso agli occhi di chi guarda.

Green Record

Ma in Austria si è raggiunto un nuovo e importante record per quanto riguarda l’architettura verdicale. Non si tratta del grattacielo più alto del mondo, ma della torre in legno più alta del mondo. Si chiama Pyramidenkogel ed è stata inaugurata a giugno del 2013 (lo stesso periodo di Piazza Gae Aulenti a Milano!) ed è una torre panoramica che domina il panorama ergendosi fino a quasi 100 metri d’altezza.

È una torre panoramica concretizzata da Rubner Holzbau e pensata dallo studio architettonico Klaura, Kaden + Partners sito a Klagenfurt e naturalmente fin dalla prima bozza ha rappresentato una sfida in quanto struttura da inserire nell’ambiente a lei circostante e anche per la ricerca di materiali e tecnologie alla massima avanguardia.

Strutture imponenti

Pyramidenkogel è formata da sedici supporti lignei messi a ellisse per creare una sorta di cestello che punta nel cielo come una spirale e sembra una scultura quasi irreale posta in mezzo alla Natura. Ovviamente questa torre non è solo un progetto per dimostrare il punto cui sono arrivate le tecnologie sostenibili, ma la scelta di porlo nella regione della Carinzia è dovuta proprio alla volontà di rilanciare quel territorio. In qualsiasi parte di questa costruzione i turisti possono avere una bellissima vista arrivando alla Skybox posizionata a sessanta metri e coperta da pannelli di vetro panoramici. E non solo, questa Skybox si presta anche ad accogliere eventi, convention e altre manifestazioni.

La torre in legno più alta del mondo presenta anche lo scivolo più lungo d’Europa: scivolando da cinquanta metri d’altezza tornerete al piano terra, e lo farete in modo originale e diverso dal solito, oltre che molto divertente. In totale sono dieci i piani su cui l’edificio si sviluppa, ognuno alto circa sei metri e mezzo e su di essi ci sono due piattaforme di poco più di tre metri, adatte alla vista panoramica. I sedici pali di legno di cui sopra sono rigorosamente di alberi austriaci e sono stati irrigiditi ognuno con dieci anelli ellittici e ottanta puntoni.

Non dovrebbe stupire questa rigorosa lavorazione del legno, in qaunto la sede di Rubner Holzbau a Ober-Grafendorf in Austria produce almeno cinquecento metri cubi di legno, diecimila di legno con modalità x-lam e trecento tonnellate di acciaio (con Zeman): questa immensa produzione ha fornito alla location della torre tutto ciò di cui aveva bisogno per completare il lavoro, rispettando anche i tempi. Operazione possibile grazie al prefabbricato – i cui tempi sono notoriamente più brevi – che consente di pianificare la quantità di mansioni sul luogo di costruzione e anche di ordinare e coordinare le fasi di assemblaggio.

Un Paese che non crede in sé stesso

Purtroppo, è un esempio che non molti sono ancora pronti a seguire, specialmente in Italia. Emanuele Orsini – presidente di Assolegno – per esempio spiega un (ennesimo) paradosso del Bel Paese: pur avendo un’alta presenza di boschi, che ricoprono addirittura il 35% del territorio italiano (cioè più di un quarto) l’Italia acquista il 90% del legno di cui ha bisogno. Una spesa decisamente inutile, vista la possibilità propria del paese.

Ancora, il settore del legno, nel nostro Paese, nel biennio 2012-2013 non ha avuto ciò che si potrebbe chiamare splendore, anzi. Il 2013 è stato chiuso con un fatturato inferiore del 4,4% rispetto all’anno precedente, e perdendo sei punti percentuali sul mercato interno. Quell’anno chiusero addirittura millesettecento aziende e tremila persone sono rimaste a casa.

Un vero peccato, se si pensa al successo che l’avanguardia italiana nella bioedilizia ha su scala internazionale. Al 2014 la percentuale di fatturato export era ancora al 20% – ma è cresciuta in questi quattro anni – e tuttavia le case prefabbricate in legno crescono e hanno successo all’estero, soprattutto in Germania. Uguale per gli infissi, apprezzati dalle due ex superpotenze mondiali, USA e Russia.

Ma non solo: il prefabbricato in legno italiano piace molto anche al Marocco, all’America centrale e talvolta anche all’Africa (anche se presenta meno continuità commerciale, in quanto le aziende italiane devono assumersi diversi rischi come portare filiali della società sul luogo, mantenere il personale e far fronte alle instabilità socio-politiche del continente nero).

Ma anche sul mercato interno, che abbiamo visto essere molto poco in crescita, qualcosa si è mosso. Ultimamente Federlegno e il Consiglio superiore dei lavori Pubblici hanno firmato dei protocolli che aiutino a promuovere le costruzioni in legno, allentando la burocrazia (i vari permessi e autorizzazioni). Che, alla fine, sono il vero ostacolo allo sviluppo dello Stato italiano.