Per farvi capire quanto sta crescendo la bioedilizia negli ultimi anni, sembra che secondo gli esperti sarà proprio questo “nuovo” settore a guidare l’economia del futuro, con uno sguardo sempre più ecologico e rispettoso dell’ambiente.

Un futuro profondamente cambiato

Lo sappiamo, ormai, che stiamo vivendo un periodo di intensa trasformazione in ogni senso. La rivoluzione digitale, per esempio, ha cambiato il concetto stesso di società capitalista, con un’economia sempre più improntata all’informazione, all’informatica e ai servizi di ogni tipo.

La stessa economia è cambiata, con i soldi che hanno assunto una direzione virtuale. Pensate a come sono cambiate le banche, ma soprattutto i nuovi metodi di pagamento come Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay e insomma tutti i modi che i grossi big della tecnologia vi consentono di pagare semplicemente appoggiando lo smartphone sul POS del commerciante.

Ancora, pensiamo alle automobili, sempre più connesse ad internet, con sempre più pannelli touch e sensori di ogni tipo che aumentano la sicurezza e la visibilità della macchina (per esempio le telecamere 360° quando parcheggiate, per avere certezza completa che non state andando a colpire un altro veicolo).

Insomma, tanti progressi tecnologici che hanno rivoluzionato il modo di fare qualsiasi cosa, con grande attenzione anche e soprattutto – e finalmente, oseremmo dire – al cambiamento climatico e all’inquinamento.

È, infatti, il settore energetico ad essere il vero protagonista di questo periodo, il campo che si cerca (a volte) disperatamente di cambiare. Le nuove tecnologie, infatti, permettono una potenza enorme di energia solare o eolica, che può raggiungere livelli pari a circa mille centrali elettriche.

E sempre l’elettricità rivoluzionerà ulteriormente le automobili, ponendosi come il vero carburante nel futuro. Ma se le innovazioni energetiche nel settore automobilistico hanno finalmente ingranato, il settore edilizia ancora procede timidamente, a rilento.

Non sottovalutatelo, però, e soprattutto non è proprio un bene che sia proprio l’edilizia ad andare a rilento. Essa infatti è responsabile di più di un quinto di tutte le emissioni di gas che modificano il clima globale e che secondo gli Accordi di Parigi sul clima – si, proprio quelli che gli Stati Uniti di Trump hanno recentemente abbandonato – prevedono di ridursi addirittura dell’85% da qui a quarant’anni.

Non è abbastanza

Sono stati fatti numerosi interventi di riqualificazione e sempre più paesi – chi più chi meno – adottano normative e leggi sempre più severe, ma ancora non basta. Il miglioramento che si è riusciti ad ottenere, infatti, attualmente non è capace di ridurre i consumi. Anzi, dall’inizio del XXI secolo la domanda energetica è aumentata nuovamente, dell’1%.

E, fidatevi, non è poco. È anzi un dato piuttosto allarmante, soprattutto in virtù del fatto che sono previsti più di duecento miliardi di metri quadri in nuovi edifici entro il 2050, che si traduce in un raddoppio del consumo energetico di circa il 50%.

Per cui, nonostante alcuni interventi interessanti, la situazione rimane piuttosto critica. Sono infatti stati introdotti nuovi materiali, e innovativi impianti, e sono aumentati i rilasci di certificazioni Leed (Leadership in energy and environmental design, cliccate sul link per saperne di più) che certo aiutano il settore a fissare dei nuovi e sempre più alti parametri per quanto riguarda il benessere di chi vive e lavora sul Pianeta, e il benessere della Terra stessa. E non per caso è nata la World Green Building Week, che si è tenuta nel settembre 2018.

Tuttavia, è tutto molto contradditorio. Per esempio nel nostro continente si è imposto che da qui al 2021 tutti i nuovi edifici debbano essere a consumi energetici zero o quasi, un obiettivo alquanto ambizioso se si considerano i materiali impiegati e l’energia che richiedono. Ma l’Europa sembra essere l’unica, insieme a pochi altri paesi come Canada o Australia, ad aver previsto limiti sui consumi. I restanti due terzi del mondo non ne prevedono.

Appare chiaro, quindi, come sia assolutamente necessario un netto incremento di velocità, perché tutto quello che è stato fatto fino adesso non basta.

È necessario  un avviamento di un vero progetto di riqualificazione energetica, che venga proprio dall’edilizia attuale e che veda un deciso calo nell’utilizzo di combustibili fossili. È quella che viene chiamata deep renovation, che per merito di un rinnovo degli impianti e dell’involucro è in grado di ridurre i consumi dal 60 all’80%.

La posta in gioco è molto alta: gli obiettivi climatici che ci si è prefissati per il 2030 richiederanno investimenti pari a 180 miliardi di euro all’anno. Non ci resta che vedere la piega che prenderanno gli eventi, e se l’Europa sarà in grado di raggiungerli.

La situazione in Italia

Cosa significa tutto questo per l’Italia? Da noi, per l’edilizia vuol dire unire agli interventi già promossi con tutti i benefici fiscali come l’Ecobonus – meritevoli di aver portato in circa 19 anni, tra il 1998 e il 2017, investimenti pari a 264 miliardi, di cui il 13% per la riqualificazione energetica – a dei nuovi interventi che riguardino il retrofit di molti edifici.

E non scordiamoci delle misure antisismiche, ancora il nostro forse tallone d’Achille nel settore. Comunque, come abbiamo anche scritto qui, il nuovo Governo ha fortunatamente prorogato gli Ecobonus per quest’anno, e sembra lo farà anche per il 2020 e il 2021, con anche un miglioramento degli strumenti che consentono di trarne vantaggio.

Si parla degli eco-prestiti e nuovi modi di cessione del credito d’imposta, misure che permetteranno di agire su costruzioni intere sia a livello antisismico sia a livello energetico.

E visto l’enorme successo di queste detrazioni, che hanno portato a 418mila occupati tra indotti e diretti nel 2017, la prospettiva sembra davvero interessante. Soprattutto perché gli investimenti volti a riqualificare edifici interi sono molto grossi, così come quelli per la loro (ri)messa in sicurezza.

Cresme e ISI (acronimo di Ingegneria Sismica Italiana) valutano che gli investimenti attivabili per ridurre il rischio sismico delle costruzioni intere raggiungono anche i mille miliardi.

Per questo è bene seguire i nostri colleghi europei. Per esempio guardando quanto è accaduto alla riqualificazione da parte dell’industria Energiesprong (in Olanda) che ha permesso di ridurre i costi di praticamente la metà, contenendo anche le tempistiche di intervento. E senza chiedere contributi economici agli inquilini, puntando sulla valorizzazione dei risparmi energetici.

L’altra possibilità

L’altro fronte si cui si può operare, anch’esso molto importante, è quello delle nuove costruzioni e delle nuove zone urbane che vedranno la luce negli anni a venire. Per i nuovi edifici sarà opportuno puntare e sfruttare metodologie innovative sia sul fronte urbanistico sia su quello tecnologico, che quindi garantisca ottimi livelli di comfort e allo stesso tempo una riduzione dell’impatto ambientale, e della spesa.

Con la diffusione delle certificazioni ambientali (come la Leed di cui abbiamo già parlato) che spronano scegliere molto attentamente per quanto riguarda consumi, usi idrici, materiali, si ha la possibilità di creare un’edilizia realmente sostenibile, la bioedilizia.

Un percorso che stanno seguendo già diverse Nazioni, tra cui anche quelli con una forte crescita negli ultimi anni. Per esempio in Cina sono stati certificati addirittura seicento milioni di metri quadri in circa 300 città. E l’obiettivo delle istituzioni cinesi è quello di arrivare a due miliardi di mq nel 2020.

Solo la bioedilizia, che sta sempre attenta come sappiamo a rispettare i parametri ecologici di cui sopra, potrebbe risolvere questi problemi. Ma questo consente di aprire una enorme sfida, in un mondo che dovrà ricominciare da capo.