Dal cordolo al marciapiede, la storia dello spazio stradale riservato ai pedoni è molto più interessante di quello che potrebbe sembrare, ed è anche la storia di complessi ragionamenti architettonici che noi vediamo come semplici e scontati ma che, come per tutte le cose, non lo sono sempre stati.

Cordoli e marciapiedi

Certe cose tendiamo a darle per scontato, come per esempio i marciapiedi, quelle parti che la strada riserva ai pedoni tenendoli separati e al riparo dalle automobili. È normale, per carità, ma sono componenti architettoniche con dettagli davvero interessanti.

Il marciapiede deriva dal cordolo perimetrale, che appunto era il suo antenato. Diversi sono i significati della parola cordolo, ma in definitiva tentano di raggiungere tutti lo stesso obiettivo: quello di raccordare degli elementi (cioè i pedoni).

In tal senso i cordoli stradali sono componenti longitudinali che delimitano delle specifiche zone, come possono essere le aiuole o appunto i marciapiedi, bordi di contenimento a quota più alta o più bassa dall’area principale.

Di solito sono in pietra o in cemento, e ultimamente sono degli elementi prefabbricati. Ma andiamo più nel dettaglio, raccontando la loro storia. Prima dello sviluppo del marciapiede, le strade cittadine e campagnole si realizzavano con un sistema derivato dall’ingegno dell’antica Roma che si chiama a schiena d’asino.

Si realizzava tramite una sezione trasversale con alcune pendenze che dal centro andavano alle estremità, su cui si realizzavano delle cunette volte a far scivolare l’acqua delle piogge e i detriti all’esterno.

Le cose cambiano nel Settecento, noto anche come il secolo della Rivoluzione Industriale. Infatti con il sistema a schiena d’asino, le strade delle città piene di carrozze e mezzi a traino animale facevano sì che lo sporco si accumulasse sul manto e poi venisse sparso sui lati con le piogge, con conseguenti ristagni e dei disagi ambientali.

Per cui mentre le città e le reti viarie crescevano a seguito dell’industrializzazione delle maggiori potenze, l’assenza delle fognature rendeva le strade divenissero delle discariche a cielo aperto, soprattutto di rifiuti biologici che provocavano cattivi odori, e soprattutto scariche batteriche che contribuivano allo spargimento delle malattie epidemiche e delle infezioni.

Quando pioveva, sporco e microbi venivano formalmente dilavati ma in realtà si accumulavano non molto distanti dalla strada – penetrando in alcuni casi dentro le case del piano terra – continuando il loro danno. Non era raro che le epidemie del Settecento e del primo Ottocento scaturissero proprio dalla scarsa igiene pubblica, nei paesi più industrializzati.

Era chiaro che quindi bisognava portare più igiene negli ambienti urbani, anche in vista della vera e propria esplosione demografica che era in atto in quel periodo. Ecco perché nacque il moderno marciapiede, anche se i primi “modelli” erano un po’ diversi da quelli che conosciamo oggi.

Nacque ai tempi della Rivoluzione Industriale, per alcuni negli USA per altri nel Regno Unito. Ma al di là del luogo di nascita, il marciapiede nasce per l’urgenza di pulire le città dai rifiuti biologici e non accumulati lungo le strade che era diventando ormai ingestibile.

Come detto, questi marciapiedi erano diversi da quelli odierni, ed erano aiutati nella loro funzione dai cordoli. Fatti in pietra, e molto alti rispetto al piano di calpestio, questi cordoli avevano la doppia funzione di tenere lontani i rifiuti dagli immobili e di tenere protetti i pedoni dalle acque stagnanti e luride, e dal passaggio dei veicoli che percorrevano le strade principali.

I vantaggi, però, potevano essere completi con la nascita anche delle prime reti fognarie urbane. Infatti era evidente che la sola cordonatura non poteva sopperire completamente al problema dei rifiuti urbani, anche se riusciva a darne qualcuno lo stesso.

Insomma, il marciapiede pur non essendo la soluzione definitiva era il primo passo per la creazione del moderno ambiente urbano. Si trattava di un segnale d’approccio, il tentativo numero uno per togliere un problema che fino a quel momento era stato trascurato.

L’arrivo delle reti fognarie

La metodologia usata per tenere “sollevata” la parte di strada destinata ai pedoni non si fermò nel tempo, e arrivò anche in Italia a partire dalla seconda metà del XIX secolo, periodo in cui nel Bel Paese furono integrate le prime fognature nelle città più industrializzate.

In particolare, a Milano dopo alcuni lavori durati una decina d’anni (tra il 1897 e il 1907) furono realizzate sotto i marciapiedi rialzati e le strade milanesi delle condotte di scarico per il passaggio delle acque meteoriche che poi andavano a scaricare in una fogna più grande, la fogna centrale (i pavimenti dei primi marciapiedi di Milano erano in arenaria abbastanza simili alle pietre di Sarnico, esattamente come il materiale dei cordoli perimetrali).

In altri casi, come quello di Montorfano (dati derivati da un documento trovato proprio in quel comune) i marciapiedi erano quasi a raso della strada, e avevano l’unico scopo di delimitare l’area per il passaggio dei pedoni, anche se su una quota leggermente superiore rispetto alla strada per i veicoli, che era concava e sotto la quale fu costruito il sistema di fognature.

Per gli abitanti e gli studiosi dell’epoca, le strade avevano una forma a culla con delle concavità in mezzo; o anche di doppia culla quando la grandezza e la larghezza della carreggiata lo permettevano, con un colmo nel mezzo e delle ali laterali che pendevano su di essa.

Queste strade avevano tra parti diverse nel loro modo di costruire: i marciapiedi in granito costruiti in aderenza alle case; le ali in selciato; delle guide nel mezzo, che erano due zone parallele anch’esse in granito racchiudenti una lista, sempre in selciato.

Tornando a Milano, nel 1866 dopo l’apertura della Stazione Centrale fu creata l’attuale Via Turati (all’epoca Via Principe Umberto) per collegare la stazione dei treni al centro metropolitano.

Si trattava di una strada molto moderna, costruita con una carreggiata convessa  e con un fondo di ghiaia presa dal fiume Adda e poi compressa in un rullo di granito; la strada era poi dotata di marciapiedi rialzati, sempre in granito.

Successivamente, dopo le proteste dei cittadini a causa di polvere e fango causati da una pavimentazione di questo tipo, nel 1870 la strada fu corredata della classica pavimentazione convessa e in trottatoi, togliendo anche il rialzo dei marciapiedi. Una soluzione che si rivelò ottimale, e che divenne quella comune in Italia ed Europa.

Col passare del tempo, le cordonature e i marciapiedi nati per tenere i pedoni protetti sono diventati necessarie nelle strade dei veicoli, e in particolare dopo la nascita e la diffusione delle automobili: per questo oggi non se ne può fare a meno, in quanto se ne pagherebbero le conseguenze per quanto riguarda la sicurezza stradale.

Inoltre, riguardo l’igiene pubblica, proprio la problematica sorta per lo smaltimento delle acque piovane consentì la realizzazione di percorsi pedonali a raso della strada, anche se per molte città avere un solo piano stradale causa problemi ai pedoni, specie quando piove forte.