Abbiamo visto come Giappone e Svezia siano all’avanguardia nel settore della bioedilizia, con aziende ai primi posti nelle classifiche dei produttori mondiali. E il Bel Paese? È ancora ancorato al passato, o invece anche da noi il settore bio-edile muove grandi passi cercando un futuro dove sia in vantaggio rispetto al metodo tradizionale?

Una direzione sostenibile

In alcuni articoli di questo blog, si è già nominato qualche mercato molto in crescita nel settore delle case prefabbricate. Per esempio la Cina, nazione molto potente – ha comprato più di metà del debito pubblico americano – e tra le più impegnate nello sviluppo di energie e produzioni green, forse in via del fatto dei suoi enormi problemi di inquinamento. Nell’ex Celeste Impero la domanda di case prefabbricate è aumentata in maniera esponenziale, facendo sì che la Cina abbia conquistato anche questo mercato.

Oppure la Svezia, nazione natale dell’azienda all’avanguardia e al primo posto nella vendita di mobili, IKEA, che recentemente ha aggiunto al suo catalogo anche dei concetti prefabbricati, ovvero dei nuclei di case prefabbricate vendute a 1250 dollari, fatte apposta per i rifugiati e per gli sfollati. Del resto è il segreto del paese scandinavo, nel quale la maggior parte dei nuclei abitativi è realizzata con tecnica del prefabbricato in legno e va dalle case economiche alle ville di lusso. Una posizione alta dovuta soprattutto al grande numero di boschi e di legname accuratamente raccolto (per ogni albero tagliato ne vengono piantati di nuovi).

Ma in cima a tutti c’è un’alta nazione asiatica, il Giappone: regione altamente sismica, ha sfruttato questa sua arma a doppio taglio – chi non ricorda i gravi danni che i terremoti causano laggiù? – per sviluppare i migliori sistemi di test anti-sismicità, e molte aziende producono case prefabbricate per tutte le tasche, con costi che vanno da duecentomila dollari a ottocentomila. Ci sono aziende note in altri settori, come Toyota, leader non solo nel loro campo (in questo caso, quello automobilistico) ma anche in quello del prefabbricato. Oppure Muji, che ha addirittura dato in prova un suo appartamento per due anni al fine di ricevere critiche costruttive e migliorare le tecnologie.

E l’Italia? Come al solito, ha una situazione paradossale. Vediamo la crescita di entrambi i settori – sia quello edile sia quello bio-edile – per capire il mercato immobiliare italiano e le sue prospettive per il futuro.

Nuove abitazioni costruite nel Bel Paese

Quando compriamo una casa, è come si sa un avvenimento molto importante e delicato della nostra vita, una scelta dovuta a una necessità – quella di avere un tetto sopra la testa – che vorremmo molto spesso che sia un investimento per il futuro. E per far sì che lo diventi bisogna che abbiamo ben chiaro in testa ciò di cui abbiamo bisogno e informarci bene sul mercato immobiliare.

Conosciamolo al meglio, verificando se c’è un confronto diretto tra il vecchio e il nuovo sistema costruttivo, e quale direzione si sta prendendo da noi.

Svecchiare il vecchio

È noto ormai che il settore immobiliare sia stato quello più colpiti dalla crisi del 2008, ma pare che sia uscito dalla crisi recentemente, almeno secondo quanto scritto nel Rapporto di Federcostruzioni sul sistema costruttivo italiano, presentato a Ottobre 2016 al SAIE di Bologna. Infatti, dopo quasi dieci anni di perdita nel 2016 si è visto un debole segnale di ripresa, con un piccolo incremento del valore produttivo che è stato dello 0,7% nonostante la piccolissima flessione a inizio anno e quella del -0,5% della fine dell’anno precedente.

Un segnalo che ha significato un futuro più in crescita, che infatti nel 2017 è stata addirittura vicina al 9% complessivo. Ciò che sta facendo da traino nel sistema più tradizionale sono in realtà le riqualificazioni e le ristrutturazioni del patrimonio immobiliare del nostro paese: sono aumentati piuttosto significativi gli incentivi e gli investimenti alle riqualificazioni, che proprio nel 2016 sono stati di 1,3 miliardi, con una percentuale maggiore rispetto al 2015 dell’1,9. Tali incentivi prevedono soprattutto una maggiore efficienza energetica, secondo quanto stabilito dalla Legge di Stabilità del 2015 prolungata fino al dicembre del 2016.

È proprio l’ex presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a sottolineare l’estrema necessità della ripartenza dell’edilizia, auspicando sempre una politica d’investimenti qualunque Governo sia stato eletto, e che si incentivino anche provvedimenti per il risparmio energetico, il benessere nelle abitazioni e azioni contro il dissesto idrogeologico.

Legno in crescita, un nuovo protagonista

Ciò che sta vivendo un reale momento di crescita – segno molto positivo dell’Italia – è il settore delle case prefabbricate in legno, noto anche come bioedilizia. E non solo al Nord, come si potrebbe pensare – non per pregiudizi, ma per andamenti economici ancora molto differenti – bensì anche nelle regioni del Centro e del Sud.

Infatti la bioarchitettura non ha minimamente subito la crisi del settore immobiliare e, anzi, andando letteralmente contro il trend flessivo e recessivo, negli anni che vanno dal 2010 al 2014 la sua produzione ha potuto vedere un bel 7,7% di crescita, facendo sì che tra i produttori europei l’Italia si posizionasse al quarto posto.

Non solo: una grande crescita è stata registrata anche per ciò che concerne la realizzazione di costruzioni fatte in materiali ecosostenibili. Che non vuol dire usare il legno in piccole e singole parti dell’edificio, spesso decorative, come le tettoie o i pergolati. Ma un largo uso, con costruzioni realizzate completamente con questa risorsa naturale, sia per l’edilizia residenziale che per quella pubblica o industriale.
Le ragioni di questa crescita vanno purtroppo ricercate nell’aumento di urgenze ambientali, come i terremoti e soprattutto il surriscaldamento globale che hanno prodotto nella coscienza di produttori e compratori il desiderio di passare da fonti fossili e non rinnovabili a risorse energetiche green e rinnovabili. Inoltre c’è la regione economica: realizzare edifici in legno consente di risparmiare notevolmente sui costi di gestione e, naturalmente, sui consumi.

Una volontà di coscienza che ha portato presto a risultati ottimali: il Rapporto Case ed Edifici in Legno redatto nel 2015 dal Centro Studi Federlegno Arredo ha analizzato il mercato italiano, facendo emergere che nel 2014 sono stati costruiti in Italia oltre tremila edifici usando il metodo della bioedilizia, quasi tutti (il 90%) di tipo residenziale e fatturando complessivamente 658 milioni di euro. Emanuele Orsini, presidente di Assolegno, sostiene che oggigiorno gli edifici in legno non sono una nicchia, ma una grossa fetta di mercato: i dati appena presentati sono una prova schiacciante di quanto ha sostenuto.

E nel futuro?

Questi dati – cresciuti ancora nel 2017 e con prospettive molto buone anche in questo 2018 – consentono di affermare che la bioedilizia è destinata a proseguire la sua crescita nel futuro, proponendo possibilità di mercato sempre più grandi e raffinate, potendo contare su incentivi non solo dello Stato italiano, ma anche dell’Unione Europea che tendono a promuovere la green economy.