Non solo l’edilizia, ma anche l’automobilismo, le industrie, la moda, la cucina devono impegnarsi a produrre senza inquinare. La Terra ultimamente sta dando segni di cedimento e di non tolleranza alle sregolate attività umane, e saremo proprio noi a pagarne le conseguenze.

Serve più consapevolezza

Sicuramente qualcuno di voi ricorderà un servizio della trasmissione Report di ormai 5 anni fa, andato appunto in onda nel 2014 e che accusava l’azienda di moda Moncler di sfruttare malamente le oche in Ungheria per produrre i suoi prestigiosi piumini.

Insomma: basso costo del personale di lavoro, zero rispetto dei diritti ambientali e tanto profitto (e non stiamo nemmeno parlando di fast fashion, di cui invece parla il documentario The True Cost che si trova su Netflix).

Il servizio fu molto importante perché sollevò una questione etica che partì dalla riflessione sui diritti degli animali e che si estese nella relazione tra uomo e ambiente. Perché se infatti alcuni si scagliano contro l’utilizzo della piuma d’oca per realizzare capi d’abbigliamento, altri ribattono che l’ovatta di poliestere – materiale derivato dal petrolio – non è proprio l’alternativa migliore, e non è nemmeno tanto coerente.

Stesso discorso che si può portare sull’edilizia: quali sono le alternative al cemento e ai gas serra, al riscaldamento a gasolio o a metano? La bioedilizia fortunatamente risponde con alternative davvero naturali e rispettose dell’ambiente.

Ma se è vero che come spesso abbiamo ripetuto il nostro settore “non bio” consuma anche il 50% dell’energia prodotta, non è solo l’edilizia che deve cambiare. Proprio per questo ambientalismo, animalismo ed economia produttivista moderna cercano di dare risposte a domande di questo tipo.

Rispettare l’ambiente

Ma qual è il motivo per cui dovremmo avere cura dell’ambiente? La prima risposta è di matrice non-antropocentrica,  caratteristica di alcuni gruppi ecologici: la Natura va protetta per sé stessa, perché va rispettata e ha grande valore.

Una risposta che però non soddisfa appieno, e anzi presenta tre grosse problematiche:

  • Dando un significato quasi sacrale alla Natura poi non si capisce come si possa agire con dei compromessi. Infatti le pale eoliche o la sperimentazione animale – utilissima in ambito scientifico per il progresso nella cura di alcune malattie e nella comprensione di certi meccanismi umani – creano da una parte un danno (ovvero la morte di uccelli nelle pale; di topi nei laboratori) ma dall’altra sono estremamente vantaggiose. La domanda è: la natura ha lo stesso valore dell’Uomo, o vale di più? E quanto di più? Si può ottenere un compromesso?
  • Da questa prima problematica nasce la seconda, che vede chiedere chi sia a conoscere i reali interessi da difendere della natura? La quale, guardando la storia naturale terrestre, non sempre si vuole preservare. Anzi proprio il cambiamento è uno dei suoi leitmotiv: senza l’uomo e la produttività, nella storia del Pianeta sono già avvenute cinque estinzioni di massa che per quanto moralmente crudeli (ma la morale è solo umana) sono stati positivi per l’evoluzione, visto che senza questi l’uomo non avrebbe potuto sopravvivere alla presenza, per esempio, dei dinosauri. Per questo prima di dare un valore alla Natura, bisognerebbe chiarire chi sia e cosa voglia la natura stessa.
  • Terzo: togliere l’influenza umana dalla natura vuol dire togliere l’uomo dal mondo naturale, che ovviamente non può accadere. Noi siamo parte della Natura al pari di tutti gli animali, e come loro manipoliamo gli ecosistemi nel breve periodo. I castori costruiscono dighe e anche questa è manipolazione naturale. Senza contare che non c’è momento nella storia dell’uomo in cui la natura non sia stata profondamente cambiata: dai disboscamenti per costruire le navi all’addomesticamento di specie vegetali per l’agricoltura e animali per l’allevamento o la compagnia (o credevate che le mele e le arance che compriamo al supermercato sono le stesse che crescerebbero selvaggiamente in natura). Insomma: la natura incontaminata è, semplicemente, un mito derivato dalla Leggenda biblica del giardino dell’Eden.

Queste tre domande spesso mettono in crisi le visioni a volte troppo semplicistiche di animalisti e ambientalisti, i quali non trovano una risposta concreta. Infatti paradossalmente la migliore etica per la tutela dell’ambiente sia proprio il nostro interesse per l’economia produttivista.

Andando ad analizzare bene, la nuova economia moderna non ha alcun vantaggio nella distruzione degli ecosistemi, e anzi sarebbe proprio il contrario. È di tutto interesse avere gli oceani puliti per avere cibo.

Il discorso sul clima

Diverso, è tuttavia, il discorso del cambiamento climatico. Un clima stabile fa comodo per prevenirne i problemi e le conseguenti perdite di benessere, ma esso va necessariamente posto in relazione con le perdite causate dal vantaggio dato dai combustibili fossili.

Tradotto vuol dire che sicuramente l’aumento della temperatura causato dalle emissioni dei gas serra porterà ad una diminuzione nella produttività del cibo, ma senza questi gas l’evoluzione degli ultimi 150 anni non sarebbe stata possibile, e proprio l’utilizzo di questi sistemi ci ha concesso di vivere meglio, più sani e più a lungo. Rinunciarci sicuramente non avrebbe portato a questi risultati.

Attenzione: questo non vuol dire che quindi siamo giustificati a usare in maniera sfrenata tali energie. Ma significa partire da quelle energie per svilupparne di più pulite, cercando di migliorare sempre di più la produttività e di sanare maggiormente le nostre vite. Questo probabilmente vorrà dire accettare alcuni compromessi, resta ancora da capire quali saranno.

Parlando degli animali, più o meno tutti concordano sul diritto a non soffrire per ogni organismo vivente. Ma come al solito, le cose sono molto più complesse di quello che sembrano: soprattutto perché il concetto di sofferenza è umano e non si può estendere a tutti gli animali (per esempio agli insetti, che ne sono estranei).

Questo solleva un’altra domanda, un’altra cui spesso gli animalisti non sanno rispondere: che cos’è la sofferenza per le piante e per gli ecosistemi? Ma poi: si può definire un concetto di sofferenza uguale per la natura intera, o ci sono diversi livelli?

Molto spesso gli interessi umani entrano in contrasto con quelli animali, per esempio nel controllo dell’espansione di alcune specie animali per proteggerne altre, e per proteggere l’agricoltura (un’azione che per quanto possa essere crudele si rivela necessaria, per tutti.

Un errore degli animalisti è quello di considerare gli animali “buoni”, e quindi non sacrificabili. Ma anche qui si torna al discorso che la morale è una cosa tipicamente ed esclusivamente umana: gli animali non sono né buoni né cattivi, gli animali sono animali.

Ciò è confermato dall’esistenza di predatori che certo non si fanno problemi etici per la loro sopravvivenza, e uccidono a volte anche “giocando” con le loro prede. Molti anzi se hanno fame ci guarderebbero come noi guardiamo un panino o una pizza quando siamo affamati.

Impegnarsi nel rispetto e senza estremismi

Andando a concludere, è sbagliato attaccare l’economia produttivista per la sua connotazione antropocentrica che vuole tutto intorno al benessere umano. Bisogna sempre cercare un compromesso, ed è indiscutibile che oggi dall’attività umana dipendano un po’ tutte le altre specie, nel bene e nel male.

Accontentare tutti non è possibile, la stessa natura è sempre andata avanti di selezione naturale. Quel che è vero è che la moderna economia e le moderne ricerche ecologiche hanno risposte spesso più concrete di animalismo e ambientalismo, che rivelano molti buchi, e molte domande cui non trovano risposte.

Quindi, invece di concentrarci in una battaglia inutile che contrappone uomo e animali, perché non ci concentriamo sul tipo di uomini che vorremmo essere, e sul tipo di azioni che vorremmo portare avanti? E sul tipo di società in cui vorremmo vivere, in base anche al suo rapporto con ciò che la circonda?

Sicuramente l’ambiente ne trarrà molti più vantaggi, e non è da escludere che molte conclusioni di scienziati ed economisti faranno felice la maggior parte degli ambientalisti.