Sappiamo molto bene che la cultura, le tradizioni e le credenze si riversano poi anche nell’architettura, nella scelta delle forme, dei colori addirittura dei materiali degli edifici, che sono un po’ la cartolina, il biglietto da visita di una Nazione e della sua storia. Per questo molti si appassionano della cultura orientale cinese dopo aver visto magari in foto i suoi monumenti, che proprio qui in questo articolo vogliamo approfondire.

Il Vitruvio d’Oriente

1103 d.C., dinastia dei Sung Settentrionali (durata dal 960 al 1126): Li Chieh pubblica il primo trattato di architettura cinese, che si intitola Ying-tsao Fa-shih (anche Yingzao Fashi abbreviato in YZFS, tradotto in “Precetti di Architettura”). È il testo più antico, a riguardo, arrivato fino a noi.

Si tratta di un manuale estremamente completo, in cui ci sono criteri estetici, regole, modi d’assemblaggio delle varie parti, disegni, schemi, proporzioni, tutto ciò che serve per dare un modus operandi agli architetti, ai carpentieri, agli artigiani.

Questo libro ha quindi una fattura analoga al De Architettura di Vitruvio, pubblicato a Roma nel I secolo a.C. e che è stato il punto di riferimento dell’architettura occidentale; e per questo Li Chieh è definito il Vitruvio d’Oriente o Vitruvio cinese, perché i suoi Precetti di Architettura hanno rappresentato per 900 anni e continuano a rappresentare un manuale utilissimo per coloro che vogliono apprendere le tecniche di costruzioni cinesi.

E nello stesso modo in cui Vitruvio dava indicazioni riguardo la costruzione degli ordini con il celebre sistema del modulo, la colonna, le parti, Li Chieh parla di modularità, misure ed estetica con anche diversi materiali.

Certo le differenze non mancano. Nell’Occidente antico, Egizi, Greci e Romani facevano di mattoni e pietra gli elementi strutturali, mentre era il legno il materiale chiave dell’architettura cinese insieme alla legna: non è un caso che l’unione dei caratteri To (Terra) e Mu (Legno) abbia originato il vocabolo mandarino per architettura.

Ma come mai proprio il legno, materiale che oggi è sicuramente d’avanguardia ma che all’epoca, con le loro tecnologie era facilmente deteriorabile? La spiegazione si trova – come sempre del resto – nella filosofia cinese, la quale lo pone tra i 5 elementi fondamentali dell’Universo, insieme a metallo, fuoco, acqua e terra.

A differenza nostra, i costruttori cinesi non avevano l’intenzione di costruire monumenti per una testimonianza a lungo termine e che rimanesse inalterata nel tempo, ma costruire qualcosa che fosse in armonia con la natura, con il paesaggio e con le persone (in questo non sono dissimili dal concetto base di Greci e Romani, che infatti realizzavano gli oracoli e i templi in luoghi isolati, in mezzo alla natura e seguendone le forme).

I principi dell’architettura cinese

Andando a vedere più nel dettaglio su quali fondamenti si fonda l’architettura orientale, prima di tutto bisogna parlare di orientamento. Infatti il libro di Li Chieh prevede di individuare sul terreno l’asse Nord-Sud, e di rispettarne l’orientamento.

È bene specificare, per chi non ne fosse a conoscenza, che per la cultura cinese il principale punto cardinale è il Sud: ogni edificio pubblico del governo è orientato a Sud, e sempre verso Sud fuggiva la corte imperiale durante le invasioni.

Il Sud è quello che porta calore, luce, e infatti il sole è il lato positivo (yang) secondo il Feng Shui.

Si parla poi di fondamenta: per la cultura cinese per essere solide devono essere costituite da mattoni sbriciolati mescolati a sabbia. Queso mix va ripetuto a strati successivi, e sempre con l’attenzione di compattare la terra con dei rulli e dei mortai di legno.

Su questi basamenti vengono poi posti i plinti di pietra, ovvero la base delle colonne che ad esse è direttamente proporzionale: ciò vuol dire che se la misura della colonna è di due piedi, quella del plinto è sempre il doppio, quindi 4 in questo caso.

Il legno

Come detto, è il legno il materiale chiave dell’architettura cinese. E proprio in Precetti di Architettura Li Chieh definisce in maniera chiara e completa tutto il sistema di regole che sta alla base delle dimensioni di ogni pezzo in legno della strutura.

Importante è affascinante è la proporzione delle travi, con rapporto 3:2 (altezza:base) e che è usato ancora oggi per le travi in legno massiccio. Le unità di misura usate da Li Chieh nel suo manuale sono quelle impiegate dall’epoca della Dinastia Ch’ing:

  • 1 ts’un (un pollice) corrisponde a 10 fen (3,2cm).
  • 1 ch’ih (un piede) corrisponde a 10 pollici (32cm).
  • 1 Chang (una pertica) corrisponde a 10 piedi (3,2m).

Nel manuale, poi si individuano otto grandezze e otto classi, in base a dimensioni e importanza dell’edificio, mentre i principali tipi di legno usati sono quello di bambù, il legno di pino, di abete, e il cedro bianco.

Naturalmente, anche le colonne sono fatte in legno e hanno rapporto 1:8 (altezza:diametro). Si appoggiano ai plinti, basamenti in pietra, e si tengono in posizione grazie ad un giunto a forma di croce.

Le colonne interne sono un po’ più corte di quelle angolari, secondo un andamento progressivo (ma, comunque, la differenza massima consentita in edifici a 11 colonne è di 32cm, cioè un piede).

Sicuramente, però, ciò per cui gli edifici orientali sono più famosi sono i complessi mensolari, chiamati dou-gong. Sono dei sistemi importantissimi, che risolvono quattro problemi tipici degli edifici più grandi: infatti le mensole riducono le luci delle travi, sostengono delle fronde ampie, rinforzano il telaio e le sezioni delle pareti sopra le colonne.

E, ovviamente, l’altra grande celebrity degli edifici cinesi è il caratteristico tetto, con la sua forma particolare nota in tutto il mondo. Il tetto è fatto di travetti, travi, puntoni, monaci e arcarecci e il numero di tetti, nonché la loro dimensione, cambia in base alla grandezza e al tipo di costruzione che si deve realizzare.

Le travi hanno una forma squadrata con rapporto di 3:2 (altezza:larghezza), mentre travetti e arcarecci sono di forma circolare. Ci sono due metodi esposti nel trattato di Li Chieh per l’intelaiatura del tetto:

  • Ch’uan-tou, il metodo più antico e che si forma su travi sovrapposte che attraversano i pilastri.
  • Tai-liang, ovvero la costruzione a pilastro e trave (questo è lo stile più diffuso in Cina). Qui i due pilastri sono messi in maniera diretta sulla trave trasversale mentre il centro è privo di colonne. Ci sono anche due o anche di più ordini di travi che si sovrappongono a catena e sono disposti tra colonne perimetrali esterne.

Tegole, mattoni, muri

Anche se il legno è il materiale principale, l’architettura tradizionale cinese fa uso dei mattoni, e in particolare di due tipi: gli Adobe, quelli essiccati al sole; e i mattoni cotti. Per entrambi si pressa la terra in degli stampi in legno, privati poi dei telai quando i mattoni sono pronti ed essiccati. Se il mattone deve essere cotto, va lasciata passare una settimana dall’essicazione.

Ci sono anche le tegole: convesse in fuori (come il nostro coppo), rovesciate piatte e concave all’esterno (più o meno come l’embrice). Le tegole possono essere di colmo – sormontate da figure come cavalli alati, draghi, ippocampi – oppure di testa.

Sono fondamentali per l’architettura cinese in quanto costituiscono un dettaglio estetico di grande impatto, visti i grandi effetti cromatici che in ogni tempo affascinano i viaggiatori (anche Marco Polo ne rimase estasiato, e ne scrive sul suo Il Milione).

Infine, ci sono i muri fatti di terra compattata oppure di mattoni, di entrambe le tipologie viste sopra. Dentro i muri si soleva mettere delle partizioni leggere in legno o tramezzi a grata, che erano facili da rimuovere.